...mangino brioches...

il cuore ha piu' stanze d'un casino
lunedì, 22 maggio 2006

SCRITTURE DI MILONGA

 Ci sono alfabeti notturni che si possono soltanto ballare.
Di solito non ne resta traccia: il pavimento li assorbe in lenti cerchi concentrici, facendoli inabissare piano verso i fondali dove giacciono tutte le milonghe che abbiamo ballato. Sono come i galeoni sommersi, pieni di tesori, monete ossidate, gioielli incrostati di sale, stelle marine appiccicate alle pareti, scheletri d’annegati con lunghi capelli d’alghe fluttuanti.
 Qualcuno dice che, là sotto, giacciono anche le milonghe che non abbiamo ballato: quelle che abbiamo perduto o quelle che ci hanno persi per strada. Le pause che non abbiamo fatto, il passo che abbiamo lasciato nelle scarpe, l’adorno che è rimasto a galleggiare nell’aria, l’intenzione che non ci è mai arrivata, l’abbraccio che s’è sciolto.   Sono tutti assieme, in quelle profondità agitate da vortici di sale e correnti marine. 
 

Scavando sotto i pavimenti – che sono piste di legno, camminamenti di parquet, lastricati di pietra, fogli di linoleum, mosaici di terracotta – si trovano giacimenti di passi, ricordi, scorie notturne. Acuti di violini, soffi di bandoneón, voci e pianoforti, pentagrammi ormai asciutti, precipitati in polvere sottile, nera come le note. Si trovano tutte le parole che il tango scrive coi corpi, e che nessuno mai raccoglie, e si depositano lì, in quel luogo di confine, ai margini della coscienza e della notte.
Abbiamo voluto raccoglierle, per una volta.
 Cercatori di parole, rabdomanti, archeologi e trovarobe, abbiamo costruito un foro, un piccolo passaggio tra i mondi, aperto a fatica, e per due notti soltanto – che i ponti tra universi differenti sono instabili per loro natura, come i cerchi sull’acqua, come i rimpianti, come i ricordi (che sono cerchi sul cuore).
 Abbiamo cercato quelle parole mai pronunciate, disegnate soltanto col corpo. Quelle scritture deboli e tremolanti come luci lontane, di notte. Noi non le vediamo, certe volte, ma riempiono tutto lo spazio concavo della milonga, e brillano.
Abbiamo preparato carta porosa, perché non le facesse sfuggire. Inchiostro denso, che catturasse la polvere, il tempo, il gesto. Abbiamo disposto, a cornice, altre parole, quelle del tango quando ci chiama, perché le parole attirassero le parole, come esche squisite.
 Le abbiamo raccolte con cura, perché non ci appassissero tra le mani.

 Nessuna milonga si perde davvero. Restano tutte lì, sotto i pavimenti della memoria, nell’intrico di gesti che è la geometria trasparente della vita. Tutti gli abbracci, gli odori, le scritture interminabili del corpo – che qualcuno si ostina a chiamare anima – sono lì.
Ma stavolta ne è rimasto qualcosa anche fuori, e possiamo leggerlo, come quando si raccontano i sogni.

Sono finite ieri le "Scritture di milonga" (la foto è di Antonella, che ha catturato anche lei frammenti delle due "Milonghe dei Naviganti" dedicate alla scrittura): pensieri dentro e appena fuori dal tango, dialoghi colti al margine, pensieri pensati - per una volta - in parole e non in gesti e abbracci, scritti e lasciati cadere in quello spazio ignoto, tra noi e gli altri, tra noi e noi, che io e farolit abbiamo tentato di catturare. Abbiamo adesso due quaderni fitti fitti, una boccia di vetro e un sacco di tela pieni di "pizzini", altre parole le abbiamo lasciate cadere per strada, e saranno di certo germogli di parole a venire.

postato da manginobrioches alle ore 12:22 | Permalink | commenti (15) / commenti (15) (pop-up)
categoria: grammatica della notte, lezioni di tango



Commenti
#1   22 Maggio 2006 - 12:37
 
devo smetterla di leggere, Brioche...
tutti questi PASSATI iniziano a diventare più numerosi dei futuri... io vorrei guardare avanti.. ma lei mi incanta con i suoi profumi, con le sue decadance e con quei suoni da pifferaio magico ed io torno indietro... indietro... talmente in un indietro dove non entro più...
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#2   22 Maggio 2006 - 12:44
 
Dicono che il mondo fosse già tutto scritto, dall'inizio. E che i primi uomini non davano i nomi alle cose: li leggevano. Dicono che quel che sappiamo è ciò che degli alfabeti della materia è sopravvissuto, scrostato, slavato, combusto, ricopiato. Lì c'è tutto, l'accaduto e il mai, ogni altra vita e umore, anche quando ci sembra scheggia, frammento, resto.

Raccolgo le mollichine per strada, e arrivo sempre da te. :)
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#3   22 Maggio 2006 - 14:46
 
"porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane

per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso

qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura

nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce"

Khorakhanè ("a forza di essere vento")-Faber
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#4   22 Maggio 2006 - 15:33
 
degna e illustre e immaginifica conclusione (ma è solo fino ai prossimi otto passi) delle scritture di strada e di sogno e di corpi che vivono e scrivono (sarà un pleonasmo?)
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#5   22 Maggio 2006 - 15:36
 
chissà come si lascia la casa che muore per ballare tango e milonga. Un dono che tu hai, è.
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#6   22 Maggio 2006 - 20:35
 
traffici sempre in cuori e anime,come convenuto(va sottolineato)
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#7   22 Maggio 2006 - 20:36
 
pardon,traffichi
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#8   22 Maggio 2006 - 21:27
 
palommé, sono sempre più convinta che il tempo sia circolare. un pallino nella gonna a pois di dio...

Stefania, mi piace questa cosa del mondo già scritto, e noi a grattare fuori scritture, frammenti e schegge di senso. Come una biblioteca combusta...

"ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio"
chissà, quale scrittura parlata è il punto di vista di dio, diamonds...

Herr Effe, sarà un planeo, direi.

Maria, l'unico dono che ho sono amici come te, che mi regalano milonghe del cuore.

diamonds, sono una anarcotrafficante...





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#9   22 Maggio 2006 - 22:08
 
Quindi sono inequivocabili come le impronte digitali, e catturabili nella carta, nero su bianco. Anche dopo anni possono riemergere.
Temo per la mia sorte: un giorno azzardai qualche passo con una romena dalle gambe lunghissime. Pensavo che questo ricordo fosse seppellito nelle assi di legno di una casa a Pietra Neamt. Ma ora lo vedo emergere dai nodi del finto legno della mia scrivania. Temo per la mia sorte...
Scapperò, e mi rinchiuderò in una casa di plastica e linoleum.
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#10   23 Maggio 2006 - 11:51
 
aquatarkus, tutto quello che facciamo è scritto da qualche parte, e può riemergerci contro. acciaio, linoleum, legno di quercia o pietra serena. non c'è scampo: siamo già scritti...
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#11   23 Maggio 2006 - 19:15
 
Forse un giorno andrò in Argentina, forse no. Per ora mi tengo le tue scritture di milonga (e quelle di "tango d'inchiostro").
Mi basta e mi avanza.
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#12   23 Maggio 2006 - 22:44
 
stavo per scrivere un commento, e poi ho cambiato idea leggendo i "commenti".
Che prospettiva diversa tra chi balla tango e chi no (non ancora)!

Hai visto che subito sei stata citata in un recente post su tangoqueridoblog?
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#13   24 Maggio 2006 - 09:09
 
vero felipe: è come leggere una scrittura all'incontrario... (bella quella citazione, alla quale ho risposto, bello quel legno che assorbe passi e musica, le scritture dell'anima e del corpo...)
a proposito: le scritture di tango, d'ora in poi, si troveranno

qui
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#14   24 Maggio 2006 - 15:28
 
lei si tentacolarizza, si sparpaglia, si moltiplica, si smembra, sciamanica.
Una sola vita non le basta (non basta mai)
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#15   24 Maggio 2006 - 17:22
 
Herr Effe, credevo che si scrivesse proprio per ovviare a quel piccolo inconveniente: una sola vita... (invece così si possono non averne molte)
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