
Ci sono milonghe appoggiate sul bagnasciuga, mosse in qua e in là dalla risacca, di sbieco sulla sera o sulla notte di primavera, che per sua natura è notte d'echi, tentativi, ondeggiamenti, sussurri. A volte la milonga, che è ancorata malamente alla spiaggia, s'allontana, e galleggia per alcuni metri. Poi le onde la spingono indietro, e la restituiscono ai ciottoli e alla sabbia.
Perché il tango è come il mare: quello che prende, poi restituisce.
Ti prende tempo, gesti, attenzione, esercizio, esaltazione, sudore, frustrazione, accanimento, pelle, piacere, dolore, e poi - a un certo punto - te li restituisce.
Così, quella milonga rossa stava tra spiaggia e mare, un po' dentro e un po' fuori.
Sul tavolo del buffet c'erano torte incoronate di fragoline, ma soprattutto c'erano tulipani di satin e paillettes rosse che luccicavano nei vestiti delle donne, e la blusa di Cenerentola, quella sera, era chiusa da un solo, piccolissimo bottone di seta vermiglia.
Sulla pista, che era un cerchio imperfetto, la temperatura era già altissima - che la primavera delle milonghe è africana e infuocata - gli uomini sbuffavano e i passi lasciavano lente tracce liquide.
Qualcuno aveva scelto tandas di lunghi tanghi intimisti, che rimescolavano una quantità imprecisata di ricordi porpora e magenta. Lo spazio era poco, il parquet denso e umido, ed era necessario fermarsi a lungo, dialogare in giri e figure, i tacchi che si sollevavano e s'abbassavano, tali e quali alla risacca. I punti rossi - il bottone, le fragole, i tulipani, le paillettes una per una d'un vestito da sirena, le iridi rosse di certi uomini venuti dal passato, i cinturini delle scarpe - s'accendevano sparsi nel buio già alto della sala, come un percorso di guerra.
Improvvisamente, dal bagnasciuga si levò una figura incerta. C. lo riconobbe subito: era un suo errore di gioventù.
L'aveva incoraggiato in ogni modo. L'aveva convinto che poteva farcela anche lui, che il tango è una democrazia e basta avere disciplina e fiducia nel meccanismo elettorale. Così lui, che - dopo anni - continuava a sbagliare tutti i nomi e tutti i passi, era diventato una rossa mina vagante.
Partì dal sud della pista, che era affacciata direttamente sul languore della sera, e sterminò ogni cosa davanti a sé. La sua milonga contundente urtava tutte le coppie, e lui si faceva scudo e arma della donna per aprirsi varchi nel mezzo della sala.
Gli avevano detto, dopotutto, che l'uomo conduce e la donna risplende, così lui portava di peso la donna, strattonandola in quattro quarti, e le faceva splendere lividi vermigli sulle caviglie.
Assorte, sul bagnasciuga, C. e le altre guardavano quel mostruoso risarcimento che si muoveva con la grazia d'un tumulto nella piazza, d'una guerra civile, d'un broglio elettorale.
Il tango prende e il tango dà, pensavano.
M. intanto sperimentava croci e delizie del controtempo - aveva da poco imparato a piazzare picas leggerissimi, di punta o di tacco, tutto attorno al passo, e se li coltivava come fiori di serra, sapendo che sarebbe bastato pochissimo per farli sfiorire, trasformarli in un caos d'inciampi nello scorrere impietoso del ritmo - in quella pista da fermi dove solo la corrente spingeva un poco le coppie, che talvolta si lambivano, sfiorate l'un l'altra da un adorno, da un boleo particolarmente alato, da una patadita rapida come un battito di ciglia.
F. le aveva offerto un'educata milonga non priva di gaiezza, solo leggermente trasversale, che lei aveva apprezzato particolarmente, dove i suoi golpecitos avevano potuto brillare come perle di fiume.
Perché a volte la milonga risana le ferite (all'ego e alle caviglie) che il tango ha aperto.
Per esempio S.
Era il decano dei milongueri, quello che aveva portato gli otto passi tra tutti loro, e ballava - senza sforzo apparente - passi mai visti prima. Cambiava persino di forma, mentre ballava, o forse erano gli occhi ammirati della ballerina - che si trovava coinvolta in una cadena dritta e rovescia che era un ricamo sonoro e visivo in mezzo alla sala, e tutti lasciavano spazio, perché non appartenevano, in quei tre minuti, al loro stesso mondo o alla loro stessa pista - o forse era solo il potere allucinogeno del tango.
S. aveva versato tributi di pomeriggi e gioventù, e ora il tango gli restituiva tutto, nella moneta sonante del parquet.
P. guardava il marito, solitamente sommesso e nascosto dietro le sue gonne, ché le Coppie Principianti ci mettono due o tre ere geologiche a sciogliersi un poco, moltiplicano per due i problemi dei corpi, si rallentano a vicenda per proteggersi, per ritardare al massimo il momento di volare da soli. Quel giorno di risacca, il marito di P. s'era tuffato, e ora - aveva urlato C. annunciandolo al mondo - nuotava senza braccioli!
P. lo guardava ballare e nuotare nell'acqua bassa della pista - un tango moderato, ragionevole, riflessivo, come sono sempre i tanghi dei Principianti Appena Avanzati - e lei era compiaciuta e segretamente sollevata - che, si sa, spesso per le donne il problema non è solo stare in equilibrio da sole sul proprio baricentro, ma far stare lui in equilibrio sulla sua autostima.
Il tango prende per due, ma ridà a ciascuno.
Cenerentola, intanto, sobillata dal suo bottone rosso e dalla pista stretta dove s'accendevano fuochi, aveva accettato il tango scomposto di M., che sacrificava ogni oncia di postura all'acrobazia dei passi (e questa è una cosa che di solito incanta i Principianti e fa storcere la bocca agli Anziani), e poi, per contrappasso, quello mentale e filologico di F., che ogni volta interpretava un pezzo della storia del tango, trascinandola in abbracci chiusi e poi aperti, in vortici da fermo, persino in un tentativo di planeo che lei considerò con scandalo e segretissimo godimento.
Percorse tante volte la pista da non accorgersi che il bottone, quell'unico bottone di seta rossa, era caduto, rotolato e spinto via dalle punte e dai tacchi, perduto in mezzo ai sentieri dei passi, che quella sera erano particolarmente stretti.
A un certo punto, fu il centro esatto della milonga. Perché ci sono milonghe senza centro, ed altre che ne hanno uno preciso, attorno al quale girano per tutta la serata e l'orbita.
Quella sera fu "A Evaristo Carriego".
La musica cominciò a spandersi a piccole onde – col suo andamento di nostalgia retroversa e i morsi di bandoneon - e tutti si misero in fila sul bagnasciuga, col cuore stretto, a gettare qualcosa dentro il tango: uomini, ricordi, speranze, bottoni, gesti, figure, storie.
C. buttò due Principianti Assatanati, B. il suo rovello di postura, C. il sogno segreto di ballare con Gavito, D. il sogno segreto di ballare come Gavito, V. la sua aria da principessa, N. tutti gli ochos atras che riuscì a ricordare - il passo che si fa beffe del baricentro, ti smaschera nella tua incapacità di sostenerti da sola e regalare uno squisito fiore d’equilibrio in forma di pivot all’uomo - , F. persino un ocho cortado che gli era rimasto impigliato nelle scarpe – così bello e drammatico, una tragedia in tre battute e lieto fine - , L. tutti i traspiè che avrebbe voluto: sognava una vita in apnea e controtempo, in cui sorprendere tutti di punta e di tacco.
Il tango inghiottiva, vorace come il mare.
Lentamente, la marea si ritirò, la milonga girò ancora un poco sul proprio asse e lentamente finì, e sul pavimento - tra le alghe, i fossili, i passi - tutti ritrovarono qualcosa che avevano lanciato in mare, chissà quando.
C. ritrovò un ricordo antichissimo, chiuso in una scheggia di sguardo bianca.
Il marito di P. trovò i suoi braccioli, sgonfi.
P. trovò il marito coi braccioli sgonfi.
S. trovò una collana di pomeriggi, seminuova.
N. trovò il modo di piegare impercettibilmente un ginocchio per sostenersi: i suoi ochos crebbero a vista d’occhio.
L. trovò un pique sul secondo passo.
Cerenentola trovò il suo bottone.
Il tango prende, ma poi restituisce, le disse l'uomo alla cassa. Lei annuì, e uscì stringendo il suo bottone di seta, rosso.
dedicato a Gavito, che ho visto qui ballare "A Evaristo Carriego" e mi è rimasto come una spina nell'anima. Mia nonna lo avrebbe definito "un cristianuni".
e a farolit, che ha scritto qui di Gavito.
