...mangino brioches...

il cuore ha piu' stanze d'un casino
mercoledì, 19 aprile 2006

LA MILONGA DEL BOTTONE (lezioni di tango nove)

danzatori che galleggiano in una milonga

 Ci sono milonghe appoggiate sul bagnasciuga, mosse in qua e in là dalla risacca, di sbieco sulla sera o sulla notte di primavera, che per sua natura è notte d'echi, tentativi, ondeggiamenti, sussurri. A volte la milonga, che è ancorata malamente alla spiaggia, s'allontana, e galleggia per alcuni metri. Poi le onde la spingono indietro, e la restituiscono ai ciottoli e alla sabbia.

 Perché il tango è come il mare: quello che prende, poi restituisce.
Ti prende tempo, gesti, attenzione, esercizio, esaltazione, sudore, frustrazione, accanimento, pelle, piacere, dolore, e poi - a un certo punto - te li restituisce.
 Così, quella milonga rossa stava tra spiaggia e mare, un po' dentro e un po' fuori.
Sul tavolo del buffet c'erano torte incoronate di fragoline, ma soprattutto c'erano tulipani di satin e paillettes rosse che luccicavano nei vestiti delle donne, e la blusa di Cenerentola, quella sera, era chiusa da un solo, piccolissimo bottone di seta vermiglia.
 Sulla pista, che era un cerchio imperfetto, la temperatura era già altissima - che la primavera delle milonghe è africana e infuocata - gli uomini sbuffavano e i passi lasciavano lente tracce liquide.
Qualcuno aveva scelto tandas di lunghi tanghi intimisti, che rimescolavano una quantità imprecisata di ricordi porpora e magenta. Lo spazio era poco, il parquet denso e umido, ed era necessario fermarsi a lungo, dialogare in giri e figure, i tacchi che si sollevavano e s'abbassavano, tali e quali alla risacca. I punti rossi - il bottone, le fragole, i tulipani, le paillettes una per una d'un vestito da sirena, le iridi rosse di certi uomini venuti dal passato, i cinturini delle scarpe - s'accendevano sparsi nel buio già alto della sala, come un percorso di guerra.

 Improvvisamente, dal bagnasciuga si levò una figura incerta. C. lo riconobbe subito: era un suo errore di gioventù.
L'aveva incoraggiato in ogni modo. L'aveva convinto che poteva farcela anche lui, che il tango è una democrazia e basta avere disciplina e fiducia nel meccanismo elettorale. Così lui, che - dopo anni - continuava a sbagliare tutti i nomi e tutti i passi, era diventato una rossa mina vagante.
Partì dal sud della pista, che era affacciata direttamente sul languore della sera, e sterminò ogni cosa davanti a sé. La sua milonga contundente urtava tutte le coppie, e lui si faceva scudo e arma della donna per aprirsi varchi nel mezzo della sala.
Gli avevano detto, dopotutto, che l'uomo conduce e la donna risplende, così lui portava di peso la donna, strattonandola in quattro quarti, e le faceva splendere lividi vermigli sulle caviglie.
 Assorte, sul bagnasciuga, C. e le altre guardavano quel mostruoso risarcimento che si muoveva con la grazia d'un tumulto nella piazza, d'una guerra civile, d'un broglio elettorale.
Il tango prende e il tango dà, pensavano.

 M. intanto sperimentava croci e delizie del controtempo - aveva da poco imparato a piazzare picas leggerissimi, di punta o di tacco, tutto attorno al passo, e se li coltivava come fiori di serra, sapendo che sarebbe bastato pochissimo per farli sfiorire, trasformarli in un caos d'inciampi nello scorrere impietoso del ritmo - in quella pista da fermi dove solo la corrente spingeva un poco le coppie, che talvolta si lambivano, sfiorate l'un l'altra da un adorno, da un boleo particolarmente alato, da una patadita rapida come un battito di ciglia.
F. le aveva offerto un'educata milonga non priva di gaiezza, solo leggermente trasversale, che lei aveva apprezzato particolarmente, dove i suoi golpecitos avevano potuto brillare come perle di fiume.
Perché a volte la milonga risana le ferite (all'ego e alle caviglie) che il tango ha aperto.

 Per esempio S.
Era il decano dei milongueri, quello che aveva portato gli otto passi tra tutti loro, e ballava - senza sforzo apparente - passi mai visti prima. Cambiava persino di forma, mentre ballava, o forse erano gli occhi ammirati della ballerina - che si trovava coinvolta in una cadena dritta e rovescia che era un ricamo sonoro e visivo in mezzo alla sala, e tutti lasciavano spazio, perché non appartenevano, in quei tre minuti, al loro stesso mondo o alla loro stessa pista - o forse era solo il potere allucinogeno del tango.
S. aveva versato tributi di pomeriggi e gioventù, e ora il tango gli restituiva tutto, nella moneta sonante del parquet.

 P. guardava il marito, solitamente sommesso e nascosto dietro le sue gonne, ché le Coppie Principianti ci mettono due o tre ere geologiche a sciogliersi un poco, moltiplicano per due i problemi dei corpi, si rallentano a vicenda per proteggersi, per ritardare al massimo il momento di volare da soli. Quel giorno di risacca, il marito di P. s'era tuffato, e ora - aveva urlato C. annunciandolo al mondo - nuotava senza braccioli!
P. lo guardava ballare e nuotare nell'acqua bassa della pista - un tango moderato, ragionevole, riflessivo, come sono sempre i tanghi dei Principianti Appena Avanzati - e lei era compiaciuta e segretamente sollevata - che, si sa, spesso per le donne il problema non è solo stare in equilibrio da sole sul proprio baricentro, ma far stare lui in equilibrio sulla sua autostima.
Il tango prende per due, ma ridà a ciascuno.

 Cenerentola, intanto, sobillata dal suo bottone rosso e dalla pista stretta dove s'accendevano fuochi, aveva accettato il tango scomposto di M., che sacrificava ogni oncia di postura all'acrobazia dei passi (e questa è una cosa che di solito incanta i Principianti e fa storcere la bocca agli Anziani), e poi, per contrappasso, quello mentale e filologico di F., che ogni volta interpretava un pezzo della storia del tango, trascinandola in abbracci chiusi e poi aperti, in vortici da fermo, persino in un tentativo di planeo che lei considerò con scandalo e segretissimo godimento.
 Percorse tante volte la pista da non accorgersi che il bottone, quell'unico bottone di seta rossa, era caduto, rotolato e spinto via dalle punte e dai tacchi, perduto in mezzo ai sentieri dei passi, che quella sera erano particolarmente stretti.

 A un certo punto, fu il centro esatto della milonga. Perché ci sono milonghe senza centro, ed altre che ne hanno uno preciso, attorno al quale girano per tutta la serata e l'orbita.
Quella sera fu "A Evaristo Carriego".
La musica cominciò a spandersi a piccole onde – col suo andamento di nostalgia retroversa e i morsi di bandoneon - e tutti si misero in fila sul bagnasciuga, col cuore stretto, a gettare qualcosa dentro il tango: uomini, ricordi, speranze, bottoni, gesti, figure, storie.
 C. buttò due Principianti Assatanati, B. il suo rovello di postura,  C. il sogno segreto di ballare con Gavito, D. il sogno segreto di ballare come Gavito, V. la sua aria da principessa, N. tutti gli ochos atras che riuscì a ricordare - il passo che si fa beffe del baricentro, ti smaschera nella tua incapacità di sostenerti da sola e regalare uno squisito fiore d’equilibrio in forma di pivot all’uomo - , F. persino un ocho cortado che gli era rimasto impigliato nelle scarpe – così bello e drammatico, una tragedia in tre battute e lieto fine - , L. tutti i traspiè che avrebbe voluto: sognava una vita in apnea e controtempo, in cui sorprendere tutti di punta e di tacco.
Il tango inghiottiva, vorace come il mare.

 Lentamente, la marea si ritirò, la milonga girò ancora un poco sul proprio asse e lentamente finì, e sul pavimento - tra le alghe, i fossili, i passi - tutti ritrovarono qualcosa che avevano lanciato in mare, chissà quando.
C. ritrovò un ricordo antichissimo, chiuso in una scheggia di sguardo bianca.
Il marito di P. trovò i suoi braccioli, sgonfi.
P. trovò il marito coi braccioli sgonfi.
S. trovò una collana di pomeriggi, seminuova.
N. trovò il modo di piegare impercettibilmente un ginocchio per sostenersi: i suoi ochos crebbero a vista d’occhio.
L. trovò un pique sul secondo passo.
Cerenentola trovò il suo bottone.
Il tango prende, ma poi restituisce, le disse l'uomo alla cassa. Lei annuì, e uscì stringendo il suo bottone di seta, rosso.

dedicato a Gavito, che ho visto qui ballare "A Evaristo Carriego" e mi è rimasto come una spina nell'anima. Mia nonna lo avrebbe definito "un cristianuni".

e a farolit, che ha scritto qui di Gavito.

 

postato da manginobrioches alle ore 11:18 | Permalink | commenti (12) / commenti (12) (pop-up)
categoria: geografio, grammatica della notte, lezioni di tango



Commenti
#1   19 Aprile 2006 - 11:53
 
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#2   19 Aprile 2006 - 12:08
 
OT (leggerò la Milonga in seguito)
Come saprai Ethos ha fatto un contropiede e ha lanciato Antonello per settimana artistica. Non ho saputo resistere più di 24 ore. Ciao
utente anonimo

#3   19 Aprile 2006 - 13:33
 
Mi sorprendo ogni volta della tua capacita di sentire i tanghi che ti stanno attorno.
Aspettavo con ansia che mi parlassi un po di tango.

PS Hai visto gavito? Quello li sapeva fare le acrobazie che voleva ma il senso del suo tango non era li. Un esempio.



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#4   19 Aprile 2006 - 14:23
 
basito e disorientato, do, per dir così, i numeri.
Avrei e ho giurato, in notte di luna piena e sopra un ceppo basaltico, che le Lezioni sarebbero state otto.
Otto.
Non una di meno, non una di più.
E il perché si denuncia da sè.
Ma qui siamo oltre il confine, in campo avversario e sconosciuto, senza mappe, senza ritorni, siamo al di là delle secche e in mare aperto.
E allora, marinai, cazzate la randa, mollate il pappafico (e orzate, che vien sempre utile)
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#5   19 Aprile 2006 - 15:19
 
anche, eventualmente, chinotti di salvataggio...
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#6   19 Aprile 2006 - 18:10
 
Questa cosa del mare-tango io la teorizzo da un po'.
E parlo qui in veste di milongante sirena.
Sì perchè io divenni sirena soprattutto per necessità tanguera, mica no.
Sì perchè il mare-tango impone un sacrificio al contrario, a noi umani; pretende che si perda l'impaccio terreno delle due gambe, così rassicurante e limitato; impone infiniti struggenti maliconie per quei giorni facili passati semplicemente a camminare come ignari bipedi comuni. La metamorfosi è lunga e dolorosa; e non tutti diventano sirene (solo quelli che non possono rinunciare alla parte "umana" del tango, a el alma), c'è chi diventa squalo, polpessa, cefalo, cernia, medusa... alligatore, orca, cavalluccio, monachella, pisci i brodu...; alcuni rimangono addirittura fuori dalla biologia e diventano pedalò, canottini, persino acquascooter e natanti anfibi.
Insomma prima di riuscire a guizzare disinvolti nell'elemento tango, a pinneggiare fluidi solcando ogni tipo di onda... sopra e sotto...ce ne vuole. Ma capire questo e capirlo subito, mojarita brioscia, è già un gran vantaggio.
I mie primi due anni io questo non lo sapevo (non lo capivo) e - come molti principainti - nelle milonghe galleggiavo aggrappata all'incerta tavola di mille naufragi, appesa alla spalla del ballerino, con l'ansia terribile dello Tsunami di maldestra vergogna che mi avrebbe, prima o poi, travolta, schiantata, umiliata per sempre. Inetta a tutto e soprattutto agli adornos... lo so non si direbbe... eppure gli adornos li evitavo sistematicaemnte come si evita una pietra al collo (o alla caviglia!) che ti fa colare a picco. Eppure quando cominciai a fare questa associazione tango-mare...ecco spuntare qualche piccola ma evidente squama sulle caviglie: questo accadde naturalmente a suon di milonga (non di tango) perchè la milonga ti sorride e ti ripete sempre"ce la faaai, sì che ce la faaai... guarda? e se non ce la fai puoi sempre sorridere e ridere di te!" Il tango no, non concede nulla, il tango ti vuole serio, presente, capace, coraggioso davanti al rischio, pronto a perdere tutto in tre minuti, senza battere ciglio y "por una cabeaazaaa..."

"A Evaristo Carriego" è "il" (mio) tango...quindi non ne posso parlare perchè mi appartiene; lo raggiunsi trasnochando di Pugliese in Pugliese... partendo dalla prima folgorazione di "Recuerdo", passando a "Desde el alma", fermandomi per lungo tempo alla "Yumba", ripartendo per "Gallo Ciego" e pensando "dopo questo più nulla"... e arrivando così ad "A Evaristo Carriego"... (ora c'è una "Locura Tanguera" all'orizzonte, ma è ancora lontana, inacessibile. )
Il mistero di "A Evaristo" permane come un buco nero che risucchia tutti i perchè del tango, senza spiegarli; "A Evaristo", fatale di gorghi e di onde avviluppanti, a domanda risponde solo "perchè sì".

Di Gavito, spina nell'anima, già dissi tanto e altrove. Vederlo nella sua interpretazione di "A Evaristo Carriego" mi commuove: è un tango terreno non ancora metafisico, dove l'Uomo e la Donna s'incontrano, si perdono, si trovano, si riperdono, cotruiscono un ponte impossibile e necessario di comunicazione e smarrimento reciproco. Distillato di tango dove trovarsi è perdersi e perdersi è trovarsi: Uomo e Donna si incontrano e si trovano nell' "attimo che accade"; perduto l'attimo ...tornano ad essere esseri scissi erranti in una ricerca perpetua e fallace, a rincorrere o a essere inseguiti dai loro stessi simulacri, ombre parziali di idee platoniche.
Figurati se non ri-trovavi un bottone... :-)
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#7   19 Aprile 2006 - 18:25
 
che una scrive i post solo per avere commenti così... che una balla il tango solo perché ha avuto e ha maestre così... che una colleziona bottoni e anime solo per tentare, un giorno, chissà quando, di somigliare vagamente a una sirena che un giorno, con un gesto appena, le spalancò mondi... (e ora vado pure a ripescare il Gavito metafisico di farolit, così vedete, perché certe volte il tango è inevitabile... )
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#8   19 Aprile 2006 - 19:05
 
QUASI OT...
Gracias querida... ma così sembra che lo facciamo a posta.
Non tutti possono capire.
I più si annoiano, come gli adulti alle giostre. :-)
Ma sappi che in quanto sirena madrina... ogni tuo tangante desiderio m'appartiene (e m'appartenne); ecco, guarda, ho smosso un poco le acque nel blog tangoquerido, creato per te e per quelli come te che devono ancora passare per tutte le febbri esantematiche del tango; orbene porta le scarpe (ma comincia a chiamarle zapatos!) e chiama a raccolta gli altri esantematici...
:-)
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#9   19 Aprile 2006 - 22:16
 
come passi di tango le parole che prendono e restituiscono emozioni grandi, seguo a ritmo di danza da spettatrice incantata.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente NicDwaRazy

#10   20 Aprile 2006 - 08:39
 
Farolit. Ti seguiremo fino in fondo a questo mare notturno. Sei troppo avanti. E' incredibile come la strada che tu hai gia percorso abbia molte tappe in comune con le nostre. Ci devono essere proprio essere delle tappe obbligate.

Manginobrioches sei fortunata ad avere una sirena li sullo stretto. Qui in laguna, il Barrido si fa strada da solo in mezzo al canneto! :-D ... ma arrivero anch'io.
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#11   20 Aprile 2006 - 18:32
 
E va bene, Brioche,Anche stasera mi hai fatto leggere, guardare e ...ballare.Attenta a non calpestare bottoni rossi.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente setteparole

#12   20 Aprile 2006 - 23:59
 
A Gavito, il maestro, è ispirato il secondo episodio del noirgotan, a cui autorevolissimo fu il commento di farolit.

Io sono del parere che la brioche non avrà bisogno di assomigliare altro che a se stessa.

Della metafora tango-mare, rimasi sorpreso, stupito per la rispondenza della stessa. Meravigliato di riconoscere alcuni tra i naviganti (forse quelli che non cambiano mai), e dopotutto non manca molto per tuffarmi in mare delle vostre parti.

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