...mangino brioches...

il cuore ha piu' stanze d'un casino
domenica, 26 marzo 2006

MILONGA DI PRIMAVERA (lezioni di tango otto)(ocho)

Milonguera accessoriata (Botero - Standing)

 Ci sono venuti proprio tutti.
Alla Milonga di primavera, dico. L'equinozio aveva cominciato a girare sui cardini, la notte cigolava in quattro quarti, e il popolo della milonga s'è adattato spontaneamente a quel ritmo, facendolo risuonare sulle doghe di legno dell'impiantito, dove i passi battevano, non diversamente dai colpi secchi della linfa che rimetteva in moto l'ascesa e la rinascita, dopo l'inverno, nelle magnolie e nei ficus della piazza.

 E chi poteva resistere, d'altronde.
Così ci sono venuti tutti. Per ballare, per parlare, per guardarsi reciprocamente, dai divanetti e dai bordi della pista. Per conversare, ammirarsi, voltarsi le spalle. Per mostrarsi, soprattutto.
Dico loro, gli accessori.
Scarpe, collane, cappelli, calze, foulard.
Bolerini, lustrini, fermagli.
Anelli, cinture, bottoni.

 Il cappello di R. era di lamè d'argento. Una cloche di petali, una forma volata diritta dagli anni Venti, sulle ali d'un vals criollo. Così, gli occhi splendenti e assorti in un altrove, R. ballò tutta la notte dentro la luce d'acquario degli anni Venti: i suoi ochos scavalcavano anni e guerre, si formavano come anelli di fumo, anelli di perle, e si annodavano stretti piovendo nel tempo chiuso della sala. Persino un Principiante Assoluto si trovò a scavalcare quegli ochos, sentendo l'eco di orchestre perdute ("Ma non avete sentito anche voi?" andava chiedendo dopo ai Principianti Pulcini che affollavano la milonga, rosa tenero e giallo limone e azzurro cielo, mentre sul parquet la notte vibrava nera e rosso rubino. "No, non abbiamo sentito" pigolavano quelli, mentre il cappello di R. appariva e spariva, in lontananza, sulle note remote).

 Anche le scarpe di C. venivano da lontano. Velluto nero e otto centimetri di pura volontà tanguera. La supremazia alla rovescia della donna passa per le punte e i tacchi, per l'aristocrazia del piede, lo smalto cremisi sulle unghie, lo splendore della pelle. Passa per l'arroganza delle strisce di camoscio e velluto che non cingono ma mettono in mostra, fingono di contenere e invece espongono. Passa per la sfida implicita nel piede quasi nudo, esposto: non temo alcun male, se sei tu a condurmi.
Ogni tango è fondato su questa breve professione di fede, su questa fiducia eterna di tre minuti e mezzo. Cieca e all'indietro, come le donne sono abituate a risalire i corsi fluviali della vita.
 Ma C. camminava regale sui suoi otto centimetri di perfezione, che davano una docilità di pantera nera al suo abbraccio, ai suoi passi, ai suoi semicerchi sul legno. Ballerina temibile, una lama nascosta nelle pieghe felpate d'un tango intimista, racchiuso, ornato d'impercettibile, C. sgominava i maschi, ma col volto dell'innocenza. "Io? Io non c'entro... sono state loro" diceva, indicando le scarpe. Il suo tango, intanto, continuava a muoversi da solo, in pista, come un solco di velluto, nero nella notte nera.

 B. aveva un fermacravatta nuovo: sperava gli suggerisse nell'orecchio il momento migliore per fermare una donna in preda a ochos atras, andando di mordida. Il fermacravatte taceva insistentemente.

 N. aveva pure un dopobarba verde come una milonga. Il suo corpo sprofondava nelle volute della musica portando un sentore di vaniglie, legni dolci, frutti di pane, spiaggia. Affidarsi a lui era come acconsentire alla brezza, passeggiare senza sforzo apparente sui ciottoli lisci, seguire le linee d'acqua e sale mosse dalla milonga in tutta la sala. Nessuna musica lo spaventava, nessuna donna era un carico troppo gravoso: N. era un prezioso punto di leggerezza dove la notte s'assottigliava, si diluiva, diventava facile come una canzone. Il suo tango era marino, lieve, intento, persuasivo.

 P. avrebbe voluto avere le sue scarpe da trekking, mentre si sforzava di decifrare i semicerchi tracciati sul pavimento dalle coppie a testa bassa, immerse in un tango buio e pieno di spilli. Le sue scarpe da trekking pensavano a lui, nel buio dell'armadio.

 E. misurava la notte ad abbracci, e li mostrava - così differenti e sciorinati per la sala - a Cenerentola, che per l'occasione aveva aggiunto alle scarpette di cristallo un corpetto nero di stoffa leggera, con spacchi triangolari sulle maniche e lunghi lacci. Distanza e contatto s'alternavano nella tessitura della stoffa e del dialogo, secondo una trama che a lei a tratti sfuggiva, dove lei non poteva che infilare punti d'ordito, di tanto in tanto, entrando nello spazio che lui le preparava, anticipava attorno a lei, sgomberava per lei.
Gli spacchi e gli spazi si aprivano, i lacci volavano, come i capelli. E tutto era passo.

 T. aveva una gonna traspiè su calze a rete fitta.

 A. era bellissima, con pantaloni aperti sulle caviglie a mostrare una costellazione di pois in rilievo sulle calze nere. E' il segreto delle donne e del tango: tu camminerai all'indietro, e ti svelerai velandoti, ignota a te stessa.
Così lei avanzava nella notte all'indietro delle donne, e le caviglie e i pois brillavano di lampi brevissimi nella sala.

 F. a un certo punto aveva dovuto sostituire la camicia bianca, zuppa di milonga ed entusiasmo, con una maglia nera. E aveva ballato una notte mezza bianca e mezza nera, mezza tango e mezza milonga. Una notte perfettamente separata, come l'unità divisa e contrapposta della danza.

 A. aveva scarpette d'argento e una stella di cristallo al collo. La sua natura gaia ne veniva moltiplicata, e le sue rapide baldose erano guizzi di piccoli pesci fuori dall'acqua scura.

 S. s'era infilata lunghe maniche ricamate che disegnavano fregi sulla pelle candida. Come certi tanghi in controluce e intaglio, dove non sai da dove venga e come si componga la figura che vedi, contro lo sfondo. E ti chiedi se sia la logica conseguenza dei passi, o l'avvicendarsi nella trama del dialogo, o il gioco di pesi, e non è nessuna di queste cose, ma solo la musica che emerge attraverso i corpi, segnandoli come un ricamo.

 Gli accessori discutevano fitto tra loro, e ballavano, e bevevano Merlot. Ogni tanto guardavano la gente in pista, distrattamente.

Questo per la mia seconda milonga, imprevedibile e sfrenata. Era una notte di primavera e cecità diffusa, visto che ho ballato moltissimo, intere milonghe di strepito e persino cumparsite tre a tre, e ho trovato una diecina di maestri, rubando pezzi di verità e interi passi. Si ringraziano in particolare farolit (lei sa perché), N. ed E.

postato da manginobrioches alle ore 01:11 | Permalink | commenti (39) / commenti (39) (pop-up)
categoria: geografio, grammatica della notte, lezioni di tango



Commenti
#1   26 Marzo 2006 - 13:16
 
Hai quasi dimenticato A., principiante "veggente" alla sua seconda milonga.
Io c'ero e la vidi come si vede il futuro quando è buono, orgogliosa.
Non c'era solo il suo coprispalle nero "di stoffa leggera, con spacchi triangolari sulle maniche e lunghi lacci svolazzanti ad ogni passo... " c'era, dietro, dentro, l'indomito ardimento di chi affronta il mare, quale che sia l'onda. Pronta a tutto.
Con el alma fuerte y humilde.
Sin miedo, ni verguenza.
Asì se baila el tango!
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#2   26 Marzo 2006 - 15:40
 
" tu camminerai all'indietro, e ti svelerai velandoti, ignota a te stessa"..questa perla me la porto via..[un ballo con N. lo farei volentieri anch'io] :-)
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#3   26 Marzo 2006 - 19:24
 
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#4   26 Marzo 2006 - 20:04
 
Mi domando se la milonga di primavera, il tango in genere, sarebbero la stessa cosa senza quelle parole in quella lingua più musicale della stessa musica. E mi domando come potessi tu ballare seguendo i passi, mentre i tuoi occhi e i tuoi pensieri seguivano il vorticoso girare degli accessori.Mi sembra di vederti:Asì se balla el tango, come dice Farolit.
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#5   26 Marzo 2006 - 20:53
 
Come direbbe Moretti: ho sempre desiderato saper ballare....
utente anonimo

#6   26 Marzo 2006 - 22:37
 

www.elportaldeltango.com

MILONGA CELESTIAL
Letra: Angel Greco
Música: Roberto Mancini

Anoche en un dulce sueño
me fui a la peña del cielo
para buscarle consuelo
a mi espiritu porteño.

Puse mi mayor empeño
para poderme elevar
cuando me llegue a parar
ante un gran porton de acero.

De adentro salio San Pedro
que me empezo a interrogar.
Que haces por estas regiones
me dijo todo enojado,
y conteste abatatado,
vengo en busca de emociones.

Si no tenes relaciones,
no vengas a armar burdel
que esta cantando Gardel
en esta sagrada peña,
si no tenes contraseña
pedile permiso a el.

En un palco revestido
de brillante oro y plata
tocaba Rocatagliatta
"Mi Buenos Aires Querido".
De pronto de oyo un gemido
que me hizo erizar la piel
y dentro de un carrusel
su figura destacada
era el mago que cantaba,
el gran Carlitos Gardel.

Entre nardos y amapolas
Carlitos volcaba el resto,
lo acompaña el pibe Ernesto,
Greco, Pacho, Eduardo Arolas.
A un costado formando cola
Barbieri con Riverol
y Aguilar con todo amor
vierte sus notas sinceras
para que Alfredo Le Pera
vuelque su verso mejor.

(siguiente estrofa no grabada)

Por ahí salió el Pibe Ernesto
con la tarasca en la mano
y me dijo vení hermano,
venite a ocupar tu puesto,
San Pedro puso buen gesto
al ver tanta relación
cuando Paco de un tirón
me encajó dentro un merengue...
era un bailongo canyengue...
con guitarra y bandoneón

Y cuando volvi a la vida
mis ojos volcaban llanto
de rogar por el encanto
de muerte tan encondida
y en mi guitarra querida
busque la nota glacial,
lo sublime, espiritual,
lo enorme de mis ensueños
para darle a los porteños
la milonga celestial.

(1) El pibe Ernesto en Ponzio
(2) La tarasca es el violín.
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#7   26 Marzo 2006 - 23:27
 
Ahi cf05103025! Aaahi!
Forse non sai... (o forse lo sai..)che in quell'immagine (Tango Buenos Aires 1999) c'è un fantasma lindo e doloroso, c'è il poeta del tango, il Maestro del tango senza passi, l'apostolo del Tango Metafisico.
Un tanguero queridissimo, ora un angel, che, sicuramente proprio adesso starà bailando e una MILONGA CELESTIAL...
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#8   27 Marzo 2006 - 01:18
 
E' un po' che non ci sentiamo, redrum è il nome elettorale di alphaville, ho deciso un lieve restyling. Spero che passerai presto
utente anonimo

#9   27 Marzo 2006 - 08:58
 
tu camminerai all'indietro, e ti svelerai velandoti, ignota a te stessa. ... meraviglioso.
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#10   27 Marzo 2006 - 09:12
 
farolit, sirena mia, A. è dietro tutto questo, necessariamente, con la sua fame di passi e dettagli... (ho ancora in mente il tuo passo tre di ieri, pensa un po'...)

brezza, N. è un'emozione da provare. ancora per me è troppo presto, ma lo dico lo stesso, ché tanto siamo in un blog e tutto è permesso: ogni ballerino ha un colore diverso, e una materia diversa in cui intagliare-modellare-dipingere i suoi passi.

Marius, quelle facce, quelle facce nel bianco e nero del tango...

sette, la milonga è un'esperienza senza fine: continui a vederla e ballarla per ore e ore, fino al mattino dopo e oltre...

sogniebisogni, non fare discorsi da caimano...

farolit e Marius: gli angeli del tango vivono nelle pause. l'assenza è una pausa più lunga, in levare.

alphaville, così a naso, anzi a orecchio, mi sa tanto di Shining... no?

ciao palommé. noi donne siamo salmoni del tango e della vita (infatti ci amano coi crostini e il burro ammorbidito...)






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#11   27 Marzo 2006 - 09:28
 
ma infatti, ma infatti c'è un punto della notte (quello, supongo, in cui la notte che era bianca diventa nera), un punto in cui tutto è tirato all'indietro, in cui c'è un ripensamento, un riavvolgersi di storie.
Perino la rotazione, perfino la rivoluzione, e le rotte degli uccelli, e il corso dei fiumi, e la caduta d'un albero: tutto, tutto ritorna, risale, ricomincia dal principio.
Ora so che sono le notti camminate all'indietro.
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#12   27 Marzo 2006 - 09:56
 
Io sapevo forse,
quella faccia così forte, quell'espressione così intensa non mi era nuova, io non lo conoscevo,
ma qualcosa mi diceva che era lui.
E lo si vede.

Marius
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#13   27 Marzo 2006 - 10:11
 
potevi mettere anche

"d. che al telefono mi accompagnava in un otto senza fili."

non credi?

d.
utente anonimo

#14   27 Marzo 2006 - 11:18
 
Se dovessi viaggiare per arrivare a quegli ochos, da dove dovrei iniziare?
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#15   27 Marzo 2006 - 11:31
 
non peccare solo di GOLA, hai altri 6 peccati capitali .....
pecca con me ;)
cercami e capirai ;)
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#16   27 Marzo 2006 - 13:47
 
Herr Effe, le notti sono otto lentissimi, in cui bianco e nero hanno un necessario punto di confluenza, e uno risale nell'altro, all'indietro e di nuovo. (non sono ancora sicura, per tornare a quel suo discorso sui punti di tenuta del mondo, che non siano anche i tacchi all'indietro delle donne, nel tango).

Marius, le facce sanno tutto, dicono tutto. Impossibile farle tacere.

demetrio, vedi che non si sfugge, agli otto? anche senza fili, senza corpo, senza gesto.

Bustrofedon, esattamente da dove sei. Passo zero. In qualunque momento puoi entrare in quegli otto. Il punto è che, dopo, è difficile uscirne.

Tasmin, io veramente pecco come posso, con impegno, dedizione e democrazia sensoriale. Ma verrò a dare un'occhiata.



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#17   27 Marzo 2006 - 16:08
 
tu camminerai all'indietro, e ti svelerai velandoti, ignota a te stessa.

come una seduta di rebirthing
(oggi io e brezza siamo sullo stesso fuso orario)
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#18   27 Marzo 2006 - 17:01
 
non so cos'è il rebirthing. ma la fusione sì, quella sì.
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#19   27 Marzo 2006 - 20:24
 
Però la brioche stupisce per la profondità delle considerazioni, specialmente per essere alla sua seconda milonga!
farolit organizziamo un rendez vous catanese e convinci la brioche al battesimo etneomilonguero
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#20   27 Marzo 2006 - 21:25
 
non c'è bisogno di convincermi, felipe. non fanno che parlarmi della necessità di milongueare in catanese. e malgrado il Ludibrio della Principiante, prevale la curiosità, e quel brivido metà fisico indotto dal virus del tango. organizziamo pure, dunque.
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#21   27 Marzo 2006 - 21:35
 
R.,C.,B.,N.,E.,A.,F.,S.
juntamente entre ellos
y sus accessorios...

asì se baila el tango !
(j.carlos liberti)
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#22   27 Marzo 2006 - 22:36
 
il rebirthing è una tecnica di respirazione e di regressione nel tempo, all'indietro. fino al ritrovamento di qualcosa.
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#23   27 Marzo 2006 - 23:35
 
Dalla porta in cima alla scalinata usciva luce. Luce, nient’altro. Non un suono,
non un profumo ma chissà perché nella mia mente era luce di feste, di desideri da realizzare,
di sogni moribondi (perché così sono prima di trasformasi in realtà).
La mia anima bimba nulla sapeva di feste, nulla di desideri o sogni e con capriccio mi comandò di salire forse proprio per scoprirli. Com’è difficile dire di no ad una bimba e così decisi di salire.
Ma come fare? Non avevo mai affrontato una scala. Sì ne avevo sentito parlare, ne avevo viste in foto, sapevo che tanti ci riuscivano, ma io? Bè, c’era solo un modo per scoprirlo, affrontare quel primo gradino. Feci affidamento alla mia memoria, ricordai i racconti sentiti, le spiegazioni dei vecchi. Ecco, tutto il peso su una gamba mentre l’altra libera, leggera aiuta il piede a scalare la prima parete. Lento, timido, affaticato si rilassa sulla sommità conquistata, vorrebbe già riposarsi ma è solo l’inizio anzi il peggio deve ancora venire. Ecco che il peso si muove di nuovo. Si tuffa sul piede più alto che viene schiacciato dalla stessa gamba che lo aveva condotto alla sua prima conquista. A fatica la destra tira su tutto il corpo pesante di paure, di ricordi e pregiudizi, zavorrato da tante, troppe vite passate, mentre la sinistra ormai libera dal suo carico porta con se l’ultimo piede che raggiunto l’altro, da bravo fratello, si fa carico di metà del peso.
Eccomi di nuovo immobile in quel silenzio rumoroso di pensieri, col corpo più vicino a quella luce ma ancora troppo lontano anzi forse più lontano. Già, perché prima conoscevo la distanza che mi separava ora ne conosco la fatica. Conto i gradini, tanti. Li moltiplico per lo sforzo fatto, tantissimo.
Mi chiedo se nel mio zaino ne ho a sufficienza e mentre mi volto vedo il pavimento appena lasciato.
E’ più bello visto da qui e sembra voglia dirmi:”Perché vai via? Torna da me, dove vai? Perché faticare tanto, non stavamo forse bene insieme? Pensa a quanto abbiamo fatto finora.” E mentre sta per convincermi aiutato dalla stanchezza, la bimba inizia ad urlare. Lei non vede altro che quella luce, ormai è ammalata e sa che solo lì c’è la cura, se tornerà indietro lentamente la mia anima si spegnerà. Stringo i denti, pare che certi uomini si aiutassero così un tempo, serravano le mascelle e via verso la morte, quella morte che è guerra, quella morte che è vittoria, quella morte che è libertà.
Ripeto la giostra, sposto il peso, primo piede su, sforzo, secondo piede accanto all’altro.
Eccomi su, di nuovo immobile, di nuovo stanco. La bimba incalza, cerca di darmi forza, sa che la voce del pavimento si farà più forte e l’ebbrezza della discesa più ammaliante. Non mi permette di titubare e così salgo ancora. Sono a metà o magari mi illudo di esserlo e scorgo qualcuno davanti a me. Lui conosce la mia fatica, c’è passato anche lui ma adesso deve averla dimenticata per come sale. Saltella, sale all’indietro, talvolta di lato, altre volte scende un pò per risalire di slancio, è sicuramente divertito quando leggero arriva in cima e scompare in quella luce.
Questo vedere non mi ha aiutato, mi sento frustrato. Sono così lontano da quella eleganza, inizio a pensare che non ce la farò mentre ogni gradino si fa più duro. Inizio a chiedermi se in fondo ho il diritto di continuare. E se questa scala non sia per tutti? Se non basti solo volerlo? Che ci voglia qualche titolo forse? Quante fesserie stai dicendo risponde la bimba, l’essere vivo è un titolo più che sufficiente, conclude. Me ne convinco e continuo.
Io credo alla magia e credo nei miracoli perchè sono belli. Il loro bello sta nel capitare quando non te lo aspetti.
Mentre continuo a salire i conti iniziano a non tornare, quando alla partenza ho calcolato lo forza da usare sono stato piuttosto superficiale, ho moltiplicato lo sforzo fatto per il primo gradino per il numero di gradini. In fondo li vedevo tutti uguali. Che ingenuo! In effetti ogni gradino è uguale all’altro, stessa altezza, stessa forma. Ma dopo ogni gradino io ero diverso e così loro.
Che sciocco non tenerne conto all’inizio. E pensare che questo errore di calcolo mi stava tenendo giù… E già, ogni gradino mi stancava ma ogni gradino che avevo davanti non era più il primo e il peso che ogni volta le gambe dovevano sopportare non era uguale al precedente. Era un carico diverso perchè cosciente dei passi consumati, passi che prima non conosceva, passi che prima non aveva mai percorso…
Ecco il miracolo, prendo coscienza del mio cambiamento e via ancora su.. Il mio peso è sempre più leggero (in realtà è rimasto uguale ho solo imparato a muoverlo come prima non sapevo)..
Il mio controllo migliora gradino dopo gradino, su qualcuno torna la fatica forse a ricordarmi che salire non è proprio volare anche se adesso gli assomiglia un po. Inizio a divertirmi anch’io e provo a giocare, a inventare.. Saltello, salgo all’indietro, mi pento (nel gioco) scendo un po’ e risalgo girando.. e salgo a destra ed un pò a sinistra e la luce non è più un sogno sembra più un’amica che mi attende…
Volteggio e mentre lo sguardo scende giù fino a quel pavimento egoista scorgo altri intenti ai primi gradini. Come vorrei urlargli ciò che ho scoperto ma ricordo il silenzio di chi saliva prima di me, il silenzio di una verità che non può essere rivelata perché va scoperta… pare sia la sua natura..
Il silenzio della verità nostra, l’unica vera che è dentro di noi. E allora gli sorrido come a dimostrargli che c’è sollievo anche nella fatica e divertito, scompaio leggero in quella luce.

Era proprio luce di feste quella che mi attendeva e di musiche e di abbracci amichevoli e sguardi fraterni. E dolci. E canditi e succhi fruttosi. La mia anima è serena ma non più bimba.
E’ una fanciulla adesso mentre gioca e ride con le compagne incontrate. Non ancora stanca saluta e mi accompagna davanti ad una scala delle tante che partono dal salone, nuova, diversa, come me.
Dalla porta in cima alla scalinata esce ancora luce….

N.

Grazie Manginobrioches
utente anonimo

#24   27 Marzo 2006 - 23:37
 
@ felipe
Allèggio allèggio comparuzzo de tango!
Avàia! che Catania NON è dietro l'angolo, né è così accogliente come sembra vista da lontano; ne ho macinati di kilometri per andare a fare da tappezzeria ai catanesi! Dei palermitani poi mi dicono ancora peggio (esclusi i compaditi presenti s'intende).
La prodigiosa Brioscia (Cenerentola e dunque Principessa per vocazione) va comunque preparata, introdotta ... chè i traumi (lo sai, lo sai meglio di me) quelli sì sono dietro l'angolo. Catania non è a "conduzione familiare"; catania (sopratutto per le mujeres!)è ancora più "setta", è già giungla! Luogo in cui, se sei nuova e in compagnia di altri uomini, gli uomini ti ignorano (soprattutto quelli bravi )e le donne ti guardano in cagnesco (c'è addirittura una colonia di "squale" ferocissime!!)
E poi smettila di tirare acqua al tuo mulino, alza i tacchi de los zapatos ed a ritmo sostenuto maratonesco e milongante (taquito militar! o tango negro?)vieni a Messina; sappi che intanto io e altri 3 ggiovani abbiamo appena fondato il C.A.E.M Comitato Abbassiamo l'Età Media dei tangueri; sappic che le tue storiche aficionadas ti aspettano (que nunca te an olvidado!); che vuoi di più?

@ brioscia
pardòn Madamin, una lunga tiratina d'orecchie al mio compadre dovevo dargliela. L'anno scorso di questi tempi preparavamo insieme una quasi esibizione, c'eravamo conosciuti da poco, eppure, essendo "pazzi" della stessa pazzia, si milongava assai bene insieme "sin miedo ni verguenza", anche se ogni tanto ci si sentiva come sull'orlo di un precipizio... ricordo che spesso con ansia allegra commentavo: "ma qui uno di noi due deve rinsavire" e mi aspettavo che quell'uno fosse lui, perchè la mujer es "seguidora", così sarei rinsavita pure io. Ma al compadre quella locura piaceva e pure a me. Balada por dos locos. Sul più bello il compadre si trasferì a Paleimmo e non fece più tanguero ritorno a Messina, nè più ci si rivide altrove. Todos lo saben: es una istoria de tango... es una milonguera verguenza!
:-D
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#25   27 Marzo 2006 - 23:45
 
@ N.! N.!! Dulce tanguerito de mi corazòn, quasi mi commuovo a vedere (qui) il tuo sogno... il tuo sogno che è reltà.
:-)
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#26   28 Marzo 2006 - 08:09
 
Capperi ma non ti sfugge niente?! .. ..e brava Tanguera!

Hai ballato con una decina di Maestri!?! ...
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#27   28 Marzo 2006 - 09:46
 
madeinfranca, sono stupefatta. sono proprio loro, li riconosco. e solo tu potevi saperlo. ti abbraccio

Flo', temo che il mio indietreggiare alla ricerca di qualcosa mi porterebbe al Paleolitico superiore. Ahimé.

N. sono sopraffatta. La tua scala di passi, in salita e verso la luce, cambiando e restando uguale a ogni gradino, spostando il peso fino alla punta dell'anima e poi di nuovo, è la mia scala di passi (anche se io vado all'indietro, si sa, ma miracolosamente è la stessa scala, la stessa direzione). E la scala, come il tango, non finisce mai. Ci lascia così diversi, ogni volta, da somigliare sempre di più a noi stessi. Tale e quale al sogno.
Grazie N.

farolit, sirena mia, miedo y verguenza sì, se mi dici che Catania è un acquario di squali pronti a morderti le caviglie! E pensare che E. non fecva che dirmi, l'altra notte: devi assolutamente venire a Catania! Meditava forse di buttarmi nella vasca delle pirañesse? ahi, che il tango è come la vita: gomitoli di illusioni e delusioni, inganni a mezzaluna, tradimenti e ripensamenti. E il magnifico azzardo di trovarsi immersi in un dialogo intimo con un perfetto sconosciuto, per tre minuti d'assoluto.
(e comunque il compadre sarebbe gradito, qui, magari alla prossima milonga prefestiva...)

ciuffo, quando sei Principiante Assoluto y Volenteroso, tutti diventano maestri, a tutti puoi rubare qualcosa...




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#28   28 Marzo 2006 - 10:02
 
ti notifico:) che anche la mia maestra è giunta sin qui a leggere le tue dolci lezioni di tango.....:*
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#29   28 Marzo 2006 - 10:14
 
(ora, lei sa che è tecnica narrativa, quella di allentare la tensione per concedere fiato al lettore, e poi prenderlo alle spalle con altra onda; e allora:)

Se qualcheduno, tra i presenti, potesse portare queste Lezioni in un'isola dei mari del sud, e lì fondare una scuola di tango, e così in breve tenere lezione coinvolgendo pacifici ma entusiasti tangueri locali, per poi inviare qui felice telegramma di conferma:

"Lezioni di tango tengo a Tonga"
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#30   28 Marzo 2006 - 10:27
 
e al sole mi tingo...
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#31   28 Marzo 2006 - 10:28
 
blulu, sono curiosissima. fammi sapere todo.
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#32   28 Marzo 2006 - 14:10
 
sicurissimo:)
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#33   28 Marzo 2006 - 14:22
 
...e chi mai vorrebbe uscirne?
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#34   28 Marzo 2006 - 15:14
 
Si mangino, Redrum sa di Shining, ma si sa ,siamo in campagna elettorale, l'arte c'èancora, non me ne posso sganciare, si respira
utente anonimo

#35   28 Marzo 2006 - 16:24
 

una valanga di complimenti, anche per i Bottero annessi!
e di certo non poteva essere il contrario:*
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#36   28 Marzo 2006 - 16:42
 
@farolit
sarà sempre mio grandissimo piacere recarmi a Messina. Ma la scelta di Catania è come segue motivata:
a)facilità di individuare una milonga di settimana
b)possibilità di recuperare da Priolo amico valentissimo tanguero che si trova li per lavoro solo durante la settimana
c)rendere pan per focaccia a chi ignobilmente non invitò farolit e le sue amiche perchè non avrà occasione di vederle sedute un attimo!

Indipendentemente da ciò uikend 7-9 forse potrei fare un giretto a Messina, ma si bailerà?
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#37   28 Marzo 2006 - 19:12
 
A me sono piaciute le tue lezioni di tango e mi piace sempre tanto come scrivi le cose. So anche che, in questo momento, il tango è diventato per te un appassionante, entusiasmante delirio e non c'è niente che ti possa distrarre.
Però, forse (sottolineo il "forse") esprimendo i sentimenti di qualche altro tuo appassionato lettore, ho un po' di nostalgia per i tempi (recenti) in cui la tua fantasia (o la tua vicenda personale; che, poi, sono la stessa cosa) spaziava un po' di più di qua e di là. Lo dico come tuo fan, ovviamente. Spero anche di averlo detto garbatamente.
Un bacio.

Daniele
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#38   07 Aprile 2006 - 13:45
 
Eppure brioche.....alla milonga di primavera non c'erano proprio tutti..mancava una bimba dal volto allegro che forse tu non conosci neanche... avremo modo briochina e sono sicura che ci incontreremo in uno sguardo..
utente anonimo

#39   07 Aprile 2006 - 15:06
 
ne sarò lieta. la prossima milonga sarà quella di pasqua. guarderò per vedere se trovo quella bimba...
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