...mangino brioches...

il cuore ha piu' stanze d'un casino
domenica, 19 marzo 2006

TRAGEDIA TRASPIE' (lezioni di tango sette)

il massacro della milonga

 C’è, c’è sempre, ammettiamolo.
L’abbiamo sentito un sacco di volte. Magari non sapevamo come si chiamasse, oppure volevamo ignorarlo, ma c’era.
Quella microscopica contraddizione. Quel bastiancontrario d’un istante. Quel dubbio nel cuore della certezza. Quel fiocco di neve in mezzo al fuoco, quel cristallo di sale nello zucchero. Quella sillaba. Quella piega del labbro. Quello sguardo, di spalle. Quel gesto della mano, sfuggito a tutti.
Quel passettino in controtempo, nel bel mezzo di.

 Ora sappiamo come si chiama: traspiè.
Ce l’ha detto, con la sua melodiosa parlata argentina, Javier. Non ha battuto ciglio (ma forse anche i cigli battono il traspiè, ed è un tremito dello sguardo così istantaneo che solo gli angeli possono percepirlo, ma anche se non lo vediamo ci disorienta, come ogni traspiè), e ci ha detto: sì, certo, un passetto in controtempo, un traspiè. E l’ha fatto. Era un passo due, e improvvisamente è stato qualcosa d’altro. Spezzato nel mezzo della fronte da un colpetto piccolissimo, così veloce che nessuno l’ha visto.

 Di fronte al nostro stupore, Javier l’ha rifatto, quasi senza muoversi. Il passo nasceva da solo, armonioso, e da solo scambiava i pesi per un istante, con un colpo sull’impiantito che risuonava nella nostra immaginazione e per le strade del quartiere, battute dallo scirocco e dal levante.

 Era una serata tropicale, con lunghe liane che spuntavano dal soffitto, coccodrilli ormeggiati al marciapiede e il parquet appiccicoso di tristezze e caglio lunare. Avevano pure sparso borotalco, e tutti andavamo a battere le suole, imbiancare la pelle di bufalo ben tesa sotto le scarpe. Sudavamo copiosamente, tutti tranne Javier che portava una giacca d’oceano e continuava ad essere fresco e abbagliante, mentre gli uccelli della foresta invadevano la sala e il parquet sobbolliva lentamente sotto una milonga assolata.

 Sudavamo, e ancora non sapevamo bene cosa aspettarci. Il traspiè, come certe formiche tangarana, aveva cominciato a corrodere da dentro, con piccoli colpetti ancora inavvertiti, la nostra certezza principiante d’aver capito qualcosa della milonga e della vita.

 Javier c’ha fatti schierare, faccia allo specchio, dove soltanto lui appariva bello. Poi c’ha comandato certi passi in croce, in tre tempi anzi due e mezzo, e il mezzo in contrappeso e controtempo. In due minuti, eravamo tutti a battere e guardare, terrorizzando gli aironi azzurri e le scimmie tropicali portati fino a lì dallo scirocco. Javier passava in mezzo a noi, che sudavamo per il caldo e il terrore di non farcela, e cedevamo uno a uno, sconfitti. Il ritmo trafitto però sopravviveva ai nostri tentativi, creava un codice morse, una sequenza che si trasmetteva alle fondamenta, al selciato, ai fili della luce, agli alberi stenti, alle ringhiere, e tutto il quartiere batteva traspiè, fino all’orlo chiuso delle nuvole.

 Il traspiè cade nel mezzo, ruba il tempo, ruba il peso. E’ un passo beffardo, sacro a Hermes (che non a caso aveva le ali ai piedi, come Javier), dio dei furti, della velocità e dei controtempi. Un passo impossibile, per noi principianti disegnati da Botero, con addosso duecentocinquanta chili di dubbio, impaccio e timidezza.

 Così, quando Javier ci ha detto: in coppia per tutta la sala (e accompagnava sempre questa frase a un gesto con la mano, come se tirasse un capo dall’abito del nulla e lo portasse a sé, come il riassunto in tre dita d’un abbraccio trasparente che collega magicamente le cose, le persone), ci siamo avviati con la faccia dei gladiatori. Morituri te salutant.
 Javier ha comandato una milonga, e lì è stata la strage.
Il ritmo saliva gaio, e pure gli alligatori del fiume tropicale lungo la strada muovevano le code a tempo. Era una milonga effervescente e piena d’ossigeno, ma noi boccheggiavamo, sotto il livello del parquet. I nostri passi s’invischiavano, ci facevano sprofondare nella cera molle, nel pantano, nella colla. Tentavamo traspiè che ci si rivolgevano contro, ci sbilanciavano da un lato, ci facevano precipitare. L’abbraccio diventava una guerra civile, e in meno di due minuti stavamo litigando tutti.
 La milonga era una sabbia mobile che ci inghiottiva, e facevamo movimenti frenetici per evitarlo, senza riuscirci, scivolando più in basso, nella morsa del fango, dello scirocco e dell’umiliazione.

 Una metamorfosi era in atto: eravamo tutti Principianti Feriti a Morte, Principianti Litigiosi, Principianti sull’Orlo di una Crisi di Passi. Ci ostinavamo a battere quel dannato traspiè, che invece si girava e ci mordeva gli stinchi, e ci faceva urlare di rabbia. Le baldose dilaniate giacevano in pezzi per tutto il pavimento, e il rumore di cocci copriva le ultime note della milonga e la voce di Javier che s’aggirava per il campo di battaglia dicendo inutilmente: Chicos, chicos, tranquilli… non è facile, lo so.

 Per P. era una questione personale: aveva preso il traspiè per il collo, e lo teneva stretto, cercando di domarlo. Il traspiè si scuoteva, e in due minuti l’aveva già disarcionato.
M. stava cercando d’addomesticare le sue scarpe, ch’erano possedute dal traspiè e non si fermavano più: M. girava attorno alla colonna, usciva in strada, tornava nell’atrio, e il traspiè la riportava fuori.
B. aveva pensato di prenderlo con le buone: senza che il traspiè lo vedesse, gli era arrivato alle spalle. Il traspiè s’era girato di scatto, e l’aveva messo ko.
S. aveva deciso di non guardare in faccia la milonga, e di fare il traspiè lentissimamente, per non dargli il vantaggio della sorpresa e della velocità. S’era bloccato in mezzo al movimento, il traspiè di traverso nella gola e sul parquet, senza riuscire ad andare né avanti né indietro.
F. lo inseguiva per tutta la sala, e il traspiè si girava e gli faceva le boccacce, andando ancora più veloce.
N. aveva preso la mira, e aveva lanciato un sasso proprio in mezzo alla fronte del traspiè, per inchiodarlo. Il sasso, miracolosamente schivato, era tornato indietro e gli aveva frantumato tutto il passo tre, che era caduto al suolo con un rumore di cristalli.
G., nascosto dietro il tramezzo, lanciava frecce piumate al traspiè, e quello velocissimo si spostava, e le frecce colpivano a caso le caviglie dei principianti.
L. aveva teso una trappola: un quadrato di sei passi, e al centro un’esca bella grassa. Il traspiè s’era avvicinato (i traspiè sono golosi, lo sappiamo tutti: mangiano istanti e ritmo, mangiano caviglie e malleoli, mangiano spazio e tempo), aveva annusato e aveva fatto per chinarsi. L. aveva chiuso il quadrato ma era troppo tardi: il traspiè era fuggito, con la bocca piena. I sei passi giacevano scomposti sul pavimento.
Un gruppo di principianti aveva organizzato una rudimentale resistenza: continuavano a fare otto passi, ignorando milonga e traspiè, che sporgevano dalla fessura della porta le canne di fucili a piombini, e sventagliavano a ogni passo cinque.

 Chicos – la voce di Javier risuonò alta alla fine della musica, in quel panorama di rovine.
In fila, disse cupo come lo scirocco.
I feriti si alzarono a fatica, trascinando i piedi in mezzo alle alghe e alle macerie, e tornarono in fila, faccia allo specchio. Un-due-due e mezzo. Tempo, controtempo, tempo. Nero, bianco, nero. Il no che c’è dentro ogni sì, l’aceto che c’è dentro ogni miele, l’inverno che c’è dentro ogni estate, il silenzio che vibra in mezzo alle parole.
Javier passava tra noi, la testa bassa, mentre i traspiè scorrazzavano per la sala, velocissimi che non si poteva dire nemmeno che colore avessero.
Color dubbio. Color assenza. Sì, sarà quello, il colore.

postato da manginobrioches alle ore 22:02 | Permalink | commenti (39) / commenti (39) (pop-up)
categoria: geografio, grammatica della notte, lezioni di tango



Commenti
#1   19 Marzo 2006 - 22:13
 
Bello il tuo blog, veramente carino ^_^

Mi piace leggere tutti i tuoi nuovi commenti :D

Un saluto, da Hire
utente anonimo

#2   19 Marzo 2006 - 22:20
 
lei forse non possiede, ancora, il traspié, signora brioches..ma possiede la magia..senza dubbio.
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#3   20 Marzo 2006 - 08:04
 
Ma questo post è un traspié, anzi una collana di traspié...
L'hai fatto leggere a Javier?
Oppure Javier non sa leggere e sa solo volare?
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#4   20 Marzo 2006 - 09:21
 
ah, ho capito ora...
il traspiè è come inciampare e cadere con grazia. Niente di intenzionale: come l'errore dai risvolti positivi, come sbagliare strada e trovare un posto bellissimo.
Mi sento un tanghèro (tànghero) per corrispondenza.
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#5   20 Marzo 2006 - 09:49
 
il traspiè non si può descrivere, e quello che si può descrivere non è il traspiè.

Ma la parola che fonde le forme, le libera dai contorni, e le trasforma in un città di giungla, questa è magia (è chiaro che voi tutti state ballando nel teatro di Fitzcarraldo)
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#6   20 Marzo 2006 - 10:00
 
Una domanda: per pulire "il parquet appiccicoso di tristezze e caglio lunare" si usa il latte stremato o parzialmente stremato?
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#7   20 Marzo 2006 - 12:18
 
brezza, ahimé, non possiedo molte cose, oltre al traspiè...

shemale, Javier è già volato via, la settimana scorsa. qui si vive di ripassi e ricordi.

aquatarkus, forse è l'errore necessario, come le mutazioni. (siamo tutti qualcosa per corrispondenza)

Herr Effe, ecco la parola che mi mancava: Fitzcarraldo. Ma Lei, proprio Lei, doveva saperlo, d'altronde...

Giocatore, abbiamo anche provato con l'acqua in polvere...



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#8   20 Marzo 2006 - 12:38
 
leggo mentre mangio una brioche e un caffè! bell'accostamento! :)
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#9   20 Marzo 2006 - 12:46
 
il controtempo è la misura di tutte le cose della vita.
è come la gestione dell'emergenza.

io amerei veder riunite tutte queste lezioni di tango in un volumetto dal titolo accattivante.
no quelle cose tipo: Metafisica del Tango o Grammatica del Tango.
no.
qualcosa di più traspiè.
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#10   20 Marzo 2006 - 12:59
 
Lo volesse il Cielo!!
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#11   20 Marzo 2006 - 13:21
 
zop, il tuo nome è un traspiè, a pensarci...

Flo, questa è saggezza: "il controtempo è la misura di tutte le cose". Penso all'abilità delle donne di ricavare un piccolo tempo, di rubare ritmo e nasconderlo e usarlo di nuovo.
Il volumetto lo vedo rosso tango (mia madre diceva che un certo rosso - sai quel rosso profondo, che non è vino e non è sangue, non è tintura di capelli e non è damasco - era "rosso tango").

Giocatore, poi te lo spedisco per posta, così impari.


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#12   20 Marzo 2006 - 14:12
 
un tango-da-manuale da adottarsi in ogni scuola di tango, e in ispecial modo dedicato ai ballerini sedentari, quelli che non si alzano dalla sedia, e per la verità nemmeno ci vanno, nelle sale da ballo, quelli per cui il tango è un'intenzione, un'astensione, un'interiezione, un traspiè.
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#13   20 Marzo 2006 - 14:16
 
la scheda bianca del tango rosso, in effetti...
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#14   20 Marzo 2006 - 14:24
 
un tintinnio di monete contradittorie come sono tutte le monete da 150 cent rotolanti sul parquet di tutta la sala.
e la voce di Javier che risuona alta e precisa alla fine della musica, in quel panorama di rovine.
raccogliete i caduti e portateli a me.
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#15   20 Marzo 2006 - 15:14
 
bello, questo finale alternativo di puro realismo socialista. grazie marcosoriano
(per giunta, al suo arrivo in Sicilia, la prima frase insegnata a Javier fu: "rammi 'i soddi". che lui pronunciava come un vezzo, senza doppie, con la sua bocca leggiadra e di scarso realismo socialista)
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#16   20 Marzo 2006 - 15:17
 
"Il dubbio nel cuore della certezza: il traspiè."
Solitamente il traspiè lo si conosce dopo un anno o due, dopo che stupori e frustrazioni del tango si sono accumulati en el alma y en los zapatos del Tanguero Ostinato e niente ti sconfigge più davvero.
E' una cosa difficilissima il traspiè... già per i "principianti veterani" (mai avanzati, mai!) figuriamoci per principianti di primo pelo, l'ecatombe era inevitabile... pèro... pero... io ti dico che arriverà un giorno in cui - a sorpresa - il traspiè sboccerà in te, ton malgrè; e ti stupirai e ti sembrerà normale, e non avrai dubbio alcuno a riconoscerlo, nè impaccio, nè timidezza; ma certezza e guizzante disinvolutra; il traspiè rimasto in agguato tra un passo e l'altro, per lungo tempo, non sarà più fuori, altrove, sarà parte di te e di tutte le milonghe da attraversare. Un giorno tu sarai il traspiè e scorrazzerai per la sala velocissima sotto gli occhi stupiti di principianti che non riusciranno a dire che colore avrai vista da fuori... ma tu sarai color verdemilonga, e la tua eleganza sarà di zebra... bianco-nera... tutta traspiè!
:-)
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#17   20 Marzo 2006 - 15:35
 
a me viene naturale solo col valz...
secondo te puo' passarmi il raffreddore col caglio di luna?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente blulu

#18   20 Marzo 2006 - 16:09
 
E pensare che in un tempo, un tempo ormai lontanissimo e perduto, distante da noi migliaia di miglia marine e sinestesie lussureggianti a cavallo di coccodrilli fatti di pandispagna e malinconia, ebbene in quel tempo il tango a me piaceva pure un po'....

Ma oggi, per difendermi, non mi resta che canticchiare quel vecchio motivetto di Celentano che ancora recita così:

"Al matinèe
del Giovedì
ballo liscio
al Garden Blu
con l'orchestra Serenade.
Spengono le luci
tacciono le voci
e nel buio sento sussurrar:

Prego:
vuol ballare con me?...
Grazie,
preferisco di no:
non ballo il tango col casquè
perciò....
grazie.
Prego, grazie, scusi...
tornerò"

(mi allontano, volteggiando da solo sulla musica che sfuma...)
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#19   20 Marzo 2006 - 18:42
 
Oltre alle brioches, si mangia tango a tonnellate da queste parti.

Plauso Farolit, non per nulla è "la Comparesa".
Il traspiè misterioso e beffardo, arriva quando la milonga ed il suo ritmo ti è entrano nelle ossa, nel sangue, nei muscoli. Non arriva per caso, o per sbaglio arriva a tempo giusto. L'importante è non avere fretta, non demolarizzarsi, e ricordarsi che perseverare nel tango paga benissimo
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#20   21 Marzo 2006 - 10:00
 
carissima sirena mia, per fortuna tu mi conforti e mi anticipi il percorso iniziatico, di otto passi in otto passi. Ti ho vista battere traspiè con la coda, rubare tempi e attraversare il mare color - tu sì, come lui - verdemilonga. Fiduciosa, attendo anche io che il traspiè m'attraversi, prima o poi...

blulu, il caglio di luna - come dice Giocatore - va preso con attenzione, sciolto nel latte stremato. Contro il raffreddore io ho trovato efficace la "Yumba", dopo i pasti. Prova.

felipelcid, anche tu mi conforti. Che il tango allora non sia proprio come la vita, se perseverare dà frutto e la tenacia viene ricompensata? Se il traspiè fiorisce da solo quando hai assorbito ben bene la milonga, e hai voglia anche tu di moltiplicare le battute, di frammentare il tempo ancora e ancora, perché duri per sempre, per sempre fino alla fine della musica?

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#21   21 Marzo 2006 - 10:41
 
deliziosa la yumba [magari piena di saccadas...]effettivamente quando la sento mi prende una cosa da dentro che parte dall' ombelico e scoppia come un fuoco d'artificio...:*
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#22   21 Marzo 2006 - 11:04
 
ora poi scopro che il tango non è che la versione pubblica e in copertura di un sabba notturno, e si ragguantano sortilegi
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#23   21 Marzo 2006 - 11:46
 
se tango mi dà tango...
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#24   21 Marzo 2006 - 13:13
 
funziona anche con Gallo ciego...;)
tango a parte, hai mai notato che il raffreddore s' esilia temporaneamente ogni qualvolta ci si dedica a cose estremamente "carine"? la mente sarebbe in grado di stopparlo, o viceversa è una malattia gestita dalla mente?
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#25   21 Marzo 2006 - 14:45
 
le endorfine, mia cara, sono potentissime. mettono la realtà ko. il tango fa produrre endorfine più d'un amore, infatti.
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#26   21 Marzo 2006 - 15:14
 
ecco.sono anni che mi ponevo la domanda .... endorfine.:)***
utente anonimo

#27   21 Marzo 2006 - 15:15
 
scusami ero, anzi sono, blulu
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente blulu

#28   21 Marzo 2006 - 17:29
 
OT: non vorrei sembrarti sbadata, ma in realtà non volevo spezzare queste danze, né d'altro canto i mulinelli di traspié contro i quali mi sono scontrata me lo avrebbero permesso. Ero tra i feriti che cercavano di rialzarsi, ho alzato timidamente il braccio con un dito puntato alla luna cagliata che continuava a sgocciolarmi i passi, chiedendo la parola... Insomma, quando vuoi, c'è Piero della Francesca, di là. Pensi che potrai chiedere licenza di ucciderli (i traspié più ostinati)?
Un abbraccio. :)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente BibliotecadeBabel

#29   21 Marzo 2006 - 17:37
 
Dal traspiè sospinto, stavolta entro a ridirti quel che penso da quando ho preso a perdermi, una vita fa, nei tuoi giri di tango e di ogni altra possibile danza: sei un incanto.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente giorgioflavio

#30   21 Marzo 2006 - 18:51
 
blulu, hai mai pensato a quante endorfine ci sono in un adorno sul passo cinque? no, per dire.

Stefania carissima, tra i feriti c'ero e ci sono anch'io, e spero solo d'avere le forze sufficienti per passare dai mulinelli e i proiettili dei traspiè alla quiete di Piero della Francesca (uhmmm, che scelta). Oppure potrei mescolarli, tentando d'ammansire i traspiè con dosi massicce dei suoi cristi metafisici in bagno d'oro. baci.

giorgioflavio, tu sei un tipo da traspiè, assolutamente. lo so da sempre.

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#31   21 Marzo 2006 - 19:13
 
passo e ripasso, tempo e controtempo, quella "e" che batte tra due numeri li separa e li accorcia, la troverai presto e nel frattempo noi godiamo delle tue parole...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ilprimopasso

#32   22 Marzo 2006 - 09:39
 
ci penso, ma sono intenta a fare lo sgambetto al mio tanguero che ha sempre a portata di mano la pompa idrica per gettare acqua sul fuoco:)
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#33   22 Marzo 2006 - 10:43
 
Io mi perdo sempre un po', in queste tue lezioni. E alla fine mi ritrovo sudata, i piedi che fanno male, tra i feriti attraversati da Javier.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente giorgi

#34   22 Marzo 2006 - 12:31
 
O.T.
Blulu
conosco benissimo "l'effeto Pugliese" la relativa produzione endorfinica che ne deriva e che descrivi tanto bene.
Mi ricordo ancora la scoperta dei suoi tanghi o le sue "grabaciones": (quando mi piacevano senza ancora sapere che fossero suoi)
Il primo fu "Recuerdo", seguirono la "Yumba" e "Desde el alma", arrivò Gallo Ciego e per lungo lunghisso tempo sembrò insuperato... finché non m'incontrò "A Evaristo Carriego"...
:-)
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#35   22 Marzo 2006 - 13:23
 
ilprimopasso, ogni volta ammiro i tuoi sandali vertiginosi. bisognerà dedicare qualche post alle scarpe, mi sa. loro sanno tutto.

blulu, e tu cambia tanguero. anche con i partner (nel tango e nella vita) è tutta questione di traspiè e spostamento di pesi...

giorgi, secondo me balli benissimo.

oddio farolit, le grabaciones ancora mi mancano. però su Pugliese sono d'accordissimo: è tellurico.


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#36   22 Marzo 2006 - 13:31
 
hei hei ... ci stiamo infatuando del maestro eh!

Ma come traspiè stai parlando di quel cambio peso nella base in contrattempo?




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#37   22 Marzo 2006 - 15:17
 
no ciuffo, non ci stiamo infatuando, siamo tutti innamorati persi di Javier (che comunque è già volato via, e a quest'ora è immerso nella stagione australe)... (sì, cambio di peso, ahinoi)
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#38   22 Marzo 2006 - 15:36
 
cambio di peso, cioé a dire che i magri si fanno grassi, i grassi magri, gli ottimisti piangono, i delusi sperano, il furente si compiace e il farabutto è perdonato?
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#39   22 Marzo 2006 - 16:20
 
Farolit:) mi capitò prima con PIazzolla, lo ascoltavo senza nulla sapere del tango argentino e lo ballavo con un tango tutto mio (niente a che vedere col t.argentino)...il mondo spariva,il corpo spariva, solo struggente piacere abitava le pareti della stanza mia.
MBrioches..porello...è il suo unico vizio..che tra l'altro sta perdendo ultimamente....e devo dire grazie anche a te:)*
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