...mangino brioches...

il cuore ha piu' stanze d'un casino
domenica, 12 marzo 2006

MILONGA DI CENERENTOLA (lezioni di tango sei)

Cenerentola, finalmente, balla

Non si ballano figure o passi, si balla la musica 



 Cenerentola camminava di notte, diretta verso il cerchio d’un lampiocino bianco, un cancello e l’incerta promessa d’una rivelazione. Cenerentola camminava e intanto i vestiti le fluttuavano addosso, e mutavano di forma e intenzione: al posto del maglioncino penitenziale e stretto al collo appariva un blusa fluida e scollata dalle maniche trasparenti, al posto dei bottoni appariva un nastro da annodare, al posto della gonna grigia da istitutrice appariva un taglio di seta sbieco attorno alle ginocchia, al posto delle calze spesse appariva un velo nero e sottile.
 L’ultima trasformazione avvenne subito dopo il cancello, nel viottolo che conduceva alla sala: al posto degli anfibi da guerra apparvero un paio di scarpe di cristallo col tacco, lacci incrociati e una piccola fibbia d’argento.

 Col suo primo passo al di là della porta, Cenerentola entrò nel cuore della milonga. Era una milonga d’arrivederci, spessa e piena d’un rosso che per qualcuno era una sciarpa di seta, per qualcuno geroglifici su un abito di raso, per qualcuno vodka alla fragola, per qualcuno scarpe di velluto annodate alla caviglia, per qualcuno succo di cuore.

 Cenerentola non conosceva quasi nessuno di quelli che ballavano, ma parecchi di quelli che non ballavano: seduti tutto attorno, guardavano affascinati i piedi dei ballerini, che in quel momento erano impegnati in appassionati dialoghi intrecciati sopra e sotto un tango acuminato, con lunghe punte di freccia infilate a caso dentro la notte.
 Quelli che non ballavano guardavano come avrebbero guardato il primo fuoco acceso in qualche prateria preistorica, la prima ruota costruita con un tronco, la prima selce scheggiata. Guardavano i mondi che cominciavano e finivano in ben più o ben meno che otto passi. Poi si guardavano tra loro, e si chiedevano – senza dirselo – ma dove sono gli otto passi? Cosa stanno facendo? Cosa stiamo facendo noi, qui?

 Cenerentola si guardava le punte delle scarpe di cristallo, che riflettevano la luce nera della sala, e si diceva che non aveva importanza: loro, le scarpe, conoscevano i passi che lei non sapeva, e avrebbero ballato loro, le scarpe, col principe.
 Intanto, principi e principesse andavano in senso antiorario, e lentamente si delineava la geografia emotiva della serata, rimescolata dalla musica che Javier comandava con un solo tocco: agitava la mano nell’aria, e subito la stanza girava a milonga, R. partiva a cavallo comandando uno squadrone di ussari che conquistavano cinquanta territori e una dama dalla sciarpa rossa, N. attraversava le Americhe ondeggiando e scopriva l’Europa (che è anche l’andirivieni del tango, tra pezzi d’Europa e pezzi d’America che si cercano, come i ballerini cercano l’uno la schiena dell’altro senza trovarla mai), L. faceva spumeggiare le balze della gonna viola cupo, con brevi contraddizioni e volteggi che facevano oscillare il baricentro della sala. La milonga strepitava sul parquet, battuto da decine di punte e tacchi, e Cenerentola si sentiva felice solo di questo.
 Poi Javier cambiava d’umore, faceva un gesto secco col polso e partiva un tango inquieto, dipanato su un solo filo luccicante che attraversava tutta la notte. Le coppie s’avvicinavano, e ciascuna appendeva qualcosa a quel filo: parole sussurrate e lentissime, otto disegnati e ridisegnati l’uno attorno all’altra, scarpe bianche e nere, incroci, ganci, il dorso del piede che strofinava sulla stoffa, comunicava la sua carezza impossibile, rivestita di sfida e duello.
 Ogni coppia cesellava qualcosa sul parquet, e i cerchi restavano a brillare debolmente, fino a che tutto il pavimento risplendeva di passi perduti, ingoiati dalla notte e dal divenire impietoso e straziante della musica.
 Cenerentola osservava quelle scritture, ma non sapeva decifrarle. I suoi compagni di sedia – i Principianti Iniziati, i Principianti Vergini, i Principianti Timidi, i Principianti Arditi – provavano pure a leggerle, voltando la testa da un lato e dall’altro, come a cercarne il verso. Un sospiro zitto si alzava da tutti loro, inavvertibile.

 Poi, accadde.
Qualcuno si presentò a Cenerentola e le prese la mano.
“Guarda che io non so ballare” disse Cenerentola col capo cosparso di cenere, ma le scarpette di cristallo che scintillavano.
“Sai gli otto passi?”s’informò lui, cortese.
“Quelli sì” .
“Allora possiamo andare ovunque” concluse lui, e lei lo amò per almeno otto passi.
 Lui la tirò a sé – si chiamava Principe F.  e, da qualunque parte del mondo venisse, veniva da Buenos Aires apposta per lei e per quel momento - e anche lei entrò nel cerchio. Spaventata dal suo stesso ardire, portata dagli otto passi, dalle scarpe e dal ballerino, senza nemmeno sapere come, attraversò tutta la stanza e buona parte della notte.

 Nessuno sa cosa ballò, quella notte, Cenerentola.
Qualcuno dice un tango greco, straziante e con gli angoli avvolti nel ferro filato, nelle spezie e nel miele, qualcuno dice un tango negro pieno di tamburi, qualcuno dice altre musiche ancora, tracciate col compasso d’argento nella carta spessa della notte.
 Nessuno sa con chi ballò, quella notte, Cenerentola.
Qualcuno dice con un Principe Porteño travestito da brigante siciliano, gli occhi a carboncino e salidas vellutate ed incendiarie, qualcuno dice con uno dei Principianti Terrorizzati, di quelli seduti, gli occhi fissi sulle caviglie dei ballerini a contare, senza che nessuno dei multipli di otto apparisse e chiarisse cosa stava succedendo – visto che sulla pista avvenivano duelli, lutti, dichiarazioni, pentimenti, tradimenti ed eroismi che non si potevano assolutamente misurare col metronomo degli otto passi, quello che a lezione funzionava così bene - , qualcuno dice con uno dei Principianti Volenterosi, come V. il Biondo, la cui cadenza dolce s’apprezza in quel che dice e soprattutto in quel che tace. Qualcuno dice pure che ballò l'ultima milonga della milonga con Juan il Capitano in persona, e ogni passo sapeva di risacca e ritorno. 

Nemmeno Cenerentola potrebbe dirlo.

 Solo che, tornando a casa, scoprì che aveva ancora una delle scarpette. Cristallo nero, lacci incrociati e una fibbia d'argento. Cenerentola sorrise e disegnò un piccolo otto: sulla punta della scarpa si riflesse, per un attimo, la luna.

In memoria della mia prima, terribile milonga: ringrazio Farolit la sirena per avermi portata lì, e avermi dimostrato che persino le sirene ballano il tango, i miei amici Principianti per aver diviso con me seggioline, stupori e bicchieri di prosecco con un lieve perlage d'ansia, tutti quelli che - incredibilmente - m'hanno fatta ballare quasi davvero, Javier che era dentro tutti i passi e tutta la musica.

postato da manginobrioches alle ore 12:35 | Permalink | commenti (29) / commenti (29) (pop-up)
categoria: geografio, grammatica della notte, lezioni di tango



Commenti
#1   12 Marzo 2006 - 13:19
 
bello il botero!ne avevo postati alcuni qualche settimana fa...
utente anonimo

#2   12 Marzo 2006 - 14:05
 
Forse lui.
Forse Javier, dall'alto dei suoi 23.000 anni, potrebbe dirlo cos'è stato quel ballo.
Ma credo sia scappato a Buenos Aires per mantenere quel segreto nascosto dentro di sè.
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#3   12 Marzo 2006 - 14:42
 
se metti ancora lì sopra
un Botero,
io mi sparo

Marius
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#4   12 Marzo 2006 - 14:43
 
o forse,
mi spero
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#5   12 Marzo 2006 - 16:34
 
I tuoi post in genere obbligano ad un commento che sia almeno un po' all'altezza di ciò che scrivi, ma oggi sono piena di musica e di "otto passi". Bellissimo.
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#6   12 Marzo 2006 - 17:45
 
Pensa, a me piace così tanto trovare Botero nel/col tango.

(Detto sottovoce e senza certezza niuna: a me pare di incontrare la stessa malinconia della carne, quella nascosta nella dismisura e nell'eccesso.
Un saluto)
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#7   12 Marzo 2006 - 19:37
 
Botero è un grande. Un grosso, diciamo pure. L'ho accoppiato sin dall'inizio al tango perché tutte noi principianti ci sentiamo un poco disegnate da Botero, coi fianchi pesantissimi e le gambe come tronchi, eppure stranamente vitali e leggere. Marius, verranno tempi d'acquerelli e donne dipinte da Botticelli, ma forse non sarà tango. Boh. Però mi piace anche - come sempre - quel che dice Col: quella malinconia che non si fa mai magra...

shemale, nessuno sa cosa pensi Javier, nemmeno lui.

setteparole in otto passi, sì, mi piace.

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#8   12 Marzo 2006 - 20:06
 
Sua Maestà Regina maria antonietta non già di francese memoria ma della descrizione, ogni volta cerco i tuoi post sul tango e non, me li bevo basita di tanta maestria descrittiva, di più non so dire hai detto tutto tu e benissimo ^________^ al prossimo
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ilprimopasso

#9   12 Marzo 2006 - 22:43
 
ma poi la milonga si trasformò in zucca (o non ci è dato saperlo?)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Flounder

#10   13 Marzo 2006 - 08:35
 
sì, ma non doveva venire un mpeg esplicito-esplicativo-esemplare?
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#11   13 Marzo 2006 - 10:38
 
ieri sera mi trovai con la città Eufemia, dove entravi con una sorella o un lupo e uscivi con altri differenti, pensai, ah, come chez brioches
:)
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#12   13 Marzo 2006 - 10:49
 
E' tempo che ricomponga un canzone sul modello di queste tue...

Intanto, prima di farmi prendere dai miei soliti impulsi "par-odistici.." e dissacratori, provo a rileggerti ascoltando la Milonga del Angel. "Milonga del Angel
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Giocatore

#13   13 Marzo 2006 - 13:02
 
io ballo i balli! ... no... è una balla! :) z
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#14   13 Marzo 2006 - 13:23
 
zop balla parole, talvolta un po' ballerino è vero, ma paroballa cmq molto bene;
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#15   13 Marzo 2006 - 13:37
 
ilprimopasso, sto ancora cercando di togliermi quella scarpetta...

Flo, non volevo dirlo, ma fu un partner a trasformarsi in zucca... (o lo era già?)

beneforti, qui ci limitano le risorse tecnologiche, ci limitano. abbiamo bandoneon, non webcam. ci dia tempo.

Llu, con te si è sempre a Eufemia... (che poi etimologicamente vuol dire proprio quella bellezza del dire...)

Giocatore, una milonga al giorno leva il tango di torno, qualche volta...

zop, qualunque cosa tu faccia, è bello!

blulu, zop è un ballerino, ma non lo sa, o forse sì. la prossima volta che lo vedo lo invito...





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#16   13 Marzo 2006 - 16:53
 
a me non piace per niente ballare, figuariamoci poi un tango o una milonga o qualsiasi cosa sia. però questa storia è bellissima, mi è sembrato un po' alla borges, in gonnella però eheheh, e anche se per gli altri è sempre difficile, se non addirittura impossibile crederlo, vi garantisco che mi sono divertito un sacco a vedervi ballare vagamente stretti e al sicuro nel cerchio perfetto dei vostri otto passi come attraverso le innumerevoli bollicine di una bottiglia di prosecco.
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#17   13 Marzo 2006 - 19:06
 
Alle prese con una verde milonga
il musicista si diverte e si estenua...
E mi avrai verde milonga che sei stata scritta per me
per la mia sensibilità per le mie scarpe lucidate
per il mio tempo per il mio gusto
per tutta la mia stanchezza e la mia mia guittezza.
Mi avrai verde milonga inquieta che mi strappi un sorriso
di tregua ad ogni accordo mentre mentre fai dannare le mie dita...
Io sono qui sono venuto a suonare sono venuto ad amare
e di nascosto a danzare...
e ammesso che la milonga fosse una canzone,
ebbene io, io l'ho svegliata e l'ho guidata a un ritmo più lento
così la milonga rivelava di se molto più,
molto più di quanto apparisse la sua origine d'Africa,
la sua eleganza di zebra, il suo essere di frontiera,
una verde frontiera ...
una verde frontiera tra il suonare e l'amare,
verde spettacolo in corsa da inseguire...
da inseguire sempre, da inseguire ancora,
fino ai laghi bianchi del silenzio fin che Athaualpa
o qualche altro Dio non ti dica descansate niño,
che continuo io... ah ...io sono qui,
sono venuto a suonare, sono venuto a danzare,
e di nascosto ad amare ...

Palo Conte 1981
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#18   13 Marzo 2006 - 20:55
 
Intanto, Mario, io - con tutta la mia guittezza - vado per Mazurke. Andiamo?
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#19   13 Marzo 2006 - 20:58
 
Ora... tra le tante cose che avrei da dire non ne dirò nessuna, ecco. Ché ci vuol tempo per tutto, e il Tempo ultimamente mi batte a colpi di battipanni, povera milongante Cicala, principiante Veterana.
Al tuo canto di Cinderella alla Miloga sto preparando un in-contro-canto di tango e di sirene,... non appena il Tempo si stanca di battermi, approfitterò della pausa, non sono tanguera a caso! Tu però, aspetta su una gamba (pierna se dice, pierna...)virtualmente, ché realmente - tra un pò ci si vede- ed è tutta un'altra storia

:-)
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#20   14 Marzo 2006 - 00:24
 
E sì la pausa, suggerisce farolit. La pausa diceva Carlos Gavito, è lì che si annida el tango tra una nota e l'altra.

Codesta Cenerentola ha intrapreso un 'caminito', muy largo
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#21   14 Marzo 2006 - 10:16
 
un'altra mirabile storia, una rivisitazione che prende nuova vita... tu sei una restauratrice, ma non solo, una rianimatrice, mi sembra più adatto... baci
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#22   14 Marzo 2006 - 10:36
 
Come appasionato di libri, non posso che consigliarle
Julio Domingo VALLEJOS
Autore del libro "Il Maestro di tango - appunti di un milonguero" edito da Sigillo Edizioni. Ha sentito il tango come una necessità interiore insopprimibile.
E' un libro vero e forse lei riuscirà a collocarlo in quella incredibile inesistente libreria di cui ci parlò tempo fa, fatta di libri immaginati da lei abilmente inventati.
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#23   14 Marzo 2006 - 10:36
 
ma -oh, addio, Javier!
Addio, lassù, sul ponte del piroscafo ci guardi già lontano, e vedi forse le nostre vite piene di futuro srotolate qui sul molo, e mentre sventoliamo fazzoletti di batista cosparsi di profumo tu guardi e dici Ecco, lei avrà marito e figli, l'altra si perderà invece tra le vie, quella laggiù guiderà sogni e amanti, lei infine viaggerà la vita.
Addio, Javier, capitano di terra, marinaio delle nostre vite, esploratore di parquet, falco di balera, avventuriero di milonghe, incantatore del tango.
Addio, Javier, e quando la nave sarà solo fumo, così lontano da sembrare nuvola, ci chiederemo perché siamo lì, e chi salutavamo, e se mai sei arrivato.
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#24   14 Marzo 2006 - 12:07
 
marcosoriano, alcuni di quei passi erano tutt'altro che perfetti, ahinoi. brindo volentieri con te, però, alla perfettibilità del passo e della ricerca dell'Altro.

Marius, com'era verde la mia milonga...

Giocatore, tu sei guitto come io sono girlscout. (e comunque, la tarantella è assai più liberatoria...)

farolitina mia, sirena delle pause, attendo con ansia il tuo racconto del tango da dentro, da dentro una sirena (che da fuori l'ho visto, ed ero verde non di milonga ma d'invidia, sigh). (ps. grazie per gli adornos di ieri sera)

felipelcid, il destino di Cenerentola è usarle, quelle scarpette...

palommé, io vorrei essere rianimata, e non seppellita precocemente in questa primavera novembrina nella quale mi ostino a camminare da cenerentola, coi piedi gelati nelle scarpette di cristallo

alfblog, appena ordinato su Ibs, le sono particolarmente grata della segnalazione. la mia libreria ha una fame antica e insaziabile...

Herr, solo lei poteva trasformare un tango in un'elegia, o forse il contrario...






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#25   14 Marzo 2006 - 13:38
 
Grandissima! ... La prima volta in milonga resta nel cuore.
Il primo tango l'hai fatto con uno sconosciuto?... Terrificante eh!
Gia l'emozione in se, poi in mezzo a quelli che ti sembrano dei mostri... che volteggiano come profesionisti.

Son proprio contento delle tue righe.

Ciao
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#26   14 Marzo 2006 - 13:56
 
Forse è proprio nella serenità dell'essere principiante che si gioisce meglio. Immagino gli occhi di Cenerentola in quelle danze, hanno un qualcosa di magico nella mia mente.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente HiddenFog

#27   14 Marzo 2006 - 14:41
 
ciuffo, tu puoi capire che bellissima angoscia. e non credo che passerà così presto... (ieri sera seminario di adornos)

Cenerentola ha un'opportunità unica: tutto è nuovo (anche se le scarpette nuove...)
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#28   14 Marzo 2006 - 21:41
 
Ecco... pant! pant!... ce l'ho fatta... ho postato una storia che ho scritto due anni fa senza un apparente perchè.
Allora non sapevo di averla scritta per te e per tutti quelli che sanno "immaginare che si possa milonguear anche senza gambe, anche in fondo al mar."
:-)
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#29   14 Marzo 2006 - 22:06
 
il tempo è circolare, cara sirena: due anni fa stavi rispondendo a questo post...è un camminare all'indietro, per otto passi e più...
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