...mangino brioches...

il cuore ha piu' stanze d'un casino
martedì, 07 marzo 2006

TELEPATANGO (lezioni di tango cinque)

ballano senza toccarsi, senza dirselo

 ...uno sente il decoro tremendo di essere tango... 
                                                    Mario Benedetti

 Che ormai dovremmo saperlo: il problema non sono i passi, ma la comunicazione. Il problema non sono le intenzioni, ma il dialogo. Il problema non sono le figure, ma i pesi. Il problema non sono i movimenti, ma le pause. Ecco.

 Così alla lezione di ieri Javier – che andrà via tra una settimana e già comincia a trascolorare nella distanza e nella partenza, diventa color Buenos Aires, che è un blu oceano e sala da ballo molto molto scuro, si fa scattare foto ricordo e colleziona sciarpe, fratelli e ricordi – ce lo ha fatto fare.

 Sì, l’abbiamo fatto.
L’abbiamo fatto tutti, in coppia come all’inizio del mondo, un Adamo e un'Eva senza parole da dirsi, senza risorse, dentro un Eden ostile e irresistibile in 32 battute e bandoneon.
Javier c’ha detto: Chicos, è il corpo che parla, voi dovete tacere.
S’è fermato, in silenzio, e il brusio poco convinto di tutti quei corpi riempiva la stanza.
Chicos, zitti. I corpi hanno taciuto.
E allora ce lo ha fatto fare, uno davanti all’altra.

 Abbiamo ballato tenendoci solo per una mano, l’altra ben nascosta dietro la schiena. La mano destra della donna nella sinistra dell’uomo. L’uomo deve porgere alla donna uno specchio per rimirarse, ci aveva detto Javier la prima volta, spiegandoci l’abbraccio. E aveva mostrato la sua mano sinistra alla ballerina, che s’era specchiata e s’era vista, vestita di tango e di quella trepida ammirazione, quel rispetto, quella correttezza d’otto passi che il maschio deve tributarti, che fa da contrappeso alla tua devozione di femmina, alla tua ferma decisione di farti portare, ovunque.

 Ci siamo specchiate tutte, e onestamente eravamo molto belle, persino in quegli specchi incerti e scuri, non ancora lucidi come l’argento dello specchio di Javier, dove, a sporgersi e guardare, si vedono mondi interi, e persino il futuro e il passato, e tracce di tanghi vecchissimi che ancora qualcuno sta ballando, da qualche parte, e i tanghi che risuonano dentro ciascuno di noi, vestiti di passato o di speranza.

 Specchio contro specchio, abbiamo ballato. Ma Javier non era ancora contento, e ce lo ha fatto rifare, stavolta la sinistra della donna sulla spalla dell’uomo, la destra dell’uomo sulla schiena della donna: l’altra metà dell’abbraccio, dove non ci sono giustificazioni o mediazioni di quella grande mediatrice e traduttrice e ambasciatrice e ruffiana che è la mano, il succedaneo - o antecedente - fisico della parola, la mano che indica, stringe e decifra.

 No, l’altra metà dell’abbraccio è già tutta dentro il linguaggio oscuro del corpo, i suoi passi che sono , le sue pause che sono no, le sue torsioni che sono forse.
Il torso, chicos, sa tutto, dice Javier. E interpreta un intero dialogo solo con impercettibili mosse, le figure si disegnano nell’aria e noi capiamo chiaramente. Il torso sa tutto, come il corpo. Ma noi no.

 Eppure balliamo, dimezzati, anfibi, centauri tangueri. Balliamo, e parole silenziose e incandescenti cadono tra noi come gocce di sudore, o perle che rotolano sull’impiantito. Ci arrovelliamo in ochos, indietreggiamo e sbarriamo il passo, danziamo la sottomissione e la protervia. Adesso, infatti, alcuni di noi hanno già la Faccia da Tango.
 Non viene subito, la Faccia da tango, ma dopo un po’ sì.
E’ una faccia intenta e rivelatrice. La faccia che fa il corpo quando nessuno lo guarda, quando tocca a lui.
Ho ballato col Principiante Furbo, che ora è diventato Principiante Appassionato, con una faccia da torero e la testa bassa che mi piacciono moltissimo.
Il Principiante Galante ha invece la sua Faccia da Vals, foderata di velluto, toccata di magnolia, e mi piace allo stesso modo.
La Principiante Indissolubile – ce ne sono sempre un paio, di Principianti Indissolubili, maschi e femmine - ha tentato una Faccia Ispirata, e il partner l’ha severamente punita con un ocho atras moltiplicato all’infinito. Lei ha ripreso subito la sua Faccia Ansiosa in cui lui ama specchiarsi. Non durerà per molto, però. 
Alcuni hanno ancora la Faccia Rassegnata, la Faccia Mio Malgrado, ma la perderanno presto.

 Balliamo, e i corpi miracolosamente ci precedono e ci fanno strada, pur dimezzati come siamo. L'altra metà dell'abbraccio funziona, fragile e miracolosa: balliamo come se fossimo sul filo, balliamo sul precipizio, attenti a non far precipitare quel contatto, quel tocco misterioso di corpi e anime. Ma Javier non ha ancora finito, con noi.
 Ora – ci dice serissimo, con quel viso di bambino centenario – ballerete senza. Senza cosa? Senza parole balliamo già. Senza discorso, balliamo già. Senza finzioni, teoria, note a margine, leinonsachisonoio, titoli di studio, libri letti, formule matematiche, liste della spesa, errori di grammatica, solitudini, ricordi, balliamo già. Senza cosa?
Senza abbraccio, è ovvio.

 Per un attimo è il panico. Senza abbraccio? E come faremo a parlarci, a dircelo, a condurci, a procedere assieme?
 Ci sentiamo risprofondati nella vita, dove non c’è abbraccio, ed è tutta una guerra quotidiana a spiarsi le intenzioni, a tradursi, a esaminare vocabolari e testi a fronte (ma lui ha detto, ma cosa avrà voluto dire, ma non ti sembra che,  ma…).
 Senza abbraccio? E cosa sarà a legarci? Come nella vita, saranno lo sguardo, le intenzioni, i movimenti minimi che si propagano nell’aria come vibrazioni? Come nel tango, saranno il rumore dei passi sull’impiantito, il viso che si volge, il pentimento che batte un colpo secco, l’otto che si fa infinito sotto i tacchi, e poi di nuovo?

 In piedi, uno di fronte all’altra, un Adamo e un'Eva cinque minuti dopo la creazione, senza nemmeno una parola tra loro, e solo la foglia di fico della musica, gli occhi negli occhi – e finalmente, che i principianti si vergognano di tanta prossimità, e ballano guardandosi il collo, gli zigomi, il lobo dell’orecchio o le pareti in fondo – abbiamo ballato.
 Gli occhi dentro gli occhi, i corpi paralleli che si sforzavano di sentire ogni cosa, protesi fino allo spasimo, dentro e fuori di sé. Abbiamo ballato intuendoci fino quasi a toccarci, sfiorandoci con le dita invisibili delle intenzioni, delle figure che ballavano tutto attorno a noi, disegnate a cerchi nell’aria, sul parquet, negli occhi indecifrabili di Javier che camminava tra noi, pastore di gesti.
 Abbiamo ballato con le bocche cucite, bendati. Abbiamo ballato così zitti da essere assordanti, mentre i corpi si urlavano comandi da distanze inimmaginabili, Adamo sull’orlo d’un burrone, Eva su un altro, e la neve e la musica che vorticavano in mezzo. Abbiamo ballato per telepatia.

La felicità, se c'è,  è un luogo senza parole.

postato da manginobrioches alle ore 13:31 | Permalink | commenti (30) / commenti (30) (pop-up)
categoria: geografio, lezioni di tango



Commenti
#1   07 Marzo 2006 - 13:46
 
però tutto questo avveniva prima della caduta, dico di adamo e di eva, perché dopo non è più così dopo che si mangia il frutto, il "malum" proibito.

poi è un'altra questione. o no?

d.

ps.
si perdonino queste domande forse da analfabeta del tango e del ballo in genere.
utente anonimo

#2   07 Marzo 2006 - 14:20
 
Una lettura che mi ha portato in un "luogo senza parole". Veramente. Lo dico senza nessuna "Faccia Mio Malgrado".
Non le mando un abbraccio, perchè sarebbe inutile. Come lei ha giustamente detto "nella vita" siamo legati "dallo sguardo, le intenzioni, i movimenti minimi che si propagano nell’aria come vibrazioni..., il rumore dei passi sull’impiantito, il viso che si volge, il pentimento che batte un colpo secco...".

P.S.) Mi scuso per essere passato di martedì, anziche mercoledì dopo le 18:00, ma domani sarei stato realmente impossibilitato. Ovviamente, la aspetto da me la settimana prossima. Arrivederci.


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#3   07 Marzo 2006 - 15:32
 
sì sì, demetrio, si sa che tanto tu stai dalla parte del serpente (che è molto portato, per gli otto)

shemale, Lei comincia da subito a non rispettare gli accordi. ora chiamo gli avvocati.
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#4   07 Marzo 2006 - 15:55
 
io proverei a ballare un tango su the number of the beast degli Iron Maiden.

chissà che ne uscirebbe fuori.

d.
utente anonimo

#5   07 Marzo 2006 - 17:00
 
... (i puntini stanno per: commozione senza parole. E senza abbraccio)
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#6   07 Marzo 2006 - 17:13
 
Ecco.
La prima, vera, basilare e arcaica prova iniziatica del tango: ballare senza toccarsi, ascoltando le intezioni reciproche. E' vero, è roba da perdere la faccia... la faccia da "principiante"; è roba da ritrovarsi aldilà del guado (il primo di tanti, ma il primo è il più essenziale come nella grammatica il verbo) che separa i tangueri dai non tangueri, ovvero chi sa da chi guarda e crede di sapere...
Ecco che "i tangueri in fieri", creature struggenti, dimezzate, anfibie, come centauri o tritoni da bailongo, ecco che attraversano il guado dei loro limiti e di tutti i pregiudizi su di sè e sul tango, ecco che attraversano il loro primo vero guado, il guado primigenio (sotto lo sgucardo fermo e dulce di Javi, ottimo pastore-caronte-gaucho d'anime)e... ballano. Tangare d'ora in poi sarà per sempre esattamente questo.
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#7   07 Marzo 2006 - 17:20
 
Ho spesso ballato da sola, davanti a uno specchio. Mi piace, mi lascio trascinare, nello specchio guardo raramente, colgo solo l'ombra del movimento. Il resto sono fluttuazioni leggere, musica e immaginazione. Nel meraviglioso silenzio di parole che, in casi come questi, davvero non servono.
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#8   07 Marzo 2006 - 17:23
 
adesso esageri... tra finezza e beltà:)
ho cominciato a portare le tue lezioni , a lezione. lunedì, tra te e la sfuriata che ti ho raccontato, "finalmente" è stato bello e divertente ( e passione e languore e anima che scivolava via come crema, e poi tornava ne sazia ne piena)
Javier sarebbe fiero se ti leggesse.
(vado a casa và. che sennò mi viene da fare qualche passo sulla scrivania. bacini)
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#9   07 Marzo 2006 - 18:41
 
Confesso: sai quando ti distrai un attimo dal lavoro, e allora fai zapping coi blog? Zblogghing (che schifo di neologismo). Beh, non lo ancora letto dunque, se non l'ultima frase:
"La felicità, se c'è, è un luogo senza parole" è una frasetta memorabile: sai di quelle che alcuni bloggher mettono e sotto c'è la firma di qualche moloch della kultura, o quel laido di dagospia alla voce "pensiero stupendo", o nei baci perugina :-) ecc. ecc.

utente anonimo

#10   07 Marzo 2006 - 18:48
 
Anzi: ne ho fatto un post.
ciao
utente anonimo

#11   07 Marzo 2006 - 19:57
 
demetrio, potrebbe anche venirne qualcosa di buono, ma il punto è che tu non ti metteresti mai in gioco in un luogo senza parole...

giorgi, sì, l'abbraccio sì, dai. almeno qui.

farolit, maestra mia, il tanguado come lo spieghi tu - che sei sirena ed esperta di transiti, volute e passaggi - è imperdibile... (ci vediamo venerdì)

setteparole, a tutti gli effetti, sono conversazioni con se stessi.

blulu, io ormai li faccio sempre, i passi, attorno alla scrivania: tracciano un sentiero magico, un caminito che brilla al buio. bacini

Biz, tu mi lasci senza parole.





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#12   07 Marzo 2006 - 22:32
 
Ma sì, un abbraccio te lo lasci volentieri. Una mia amica tanguera (si dice così?) passerà da queste parti e diventerà una tua assidua lettrice, sono sicura.
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#13   07 Marzo 2006 - 22:56
 
grande Javi, certo che sarà contento di essere maestro di allieva sì profonda.

Domani sera a palermo al tina pica, ad invitare saranno le donne. Chiunque mi inviterà non rifiuterò.
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#14   07 Marzo 2006 - 23:58
 
se tanghi come scrivi sei uno spettacolo! ^__^
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#15   08 Marzo 2006 - 00:06
 
praticamente ho ballato anch'io, in silenzio, senza parole, solo il silenzio della musica, e come in un figurato le ultime parole lasciano senza fiato: la felicità, se c'è, è un luogo senza parole.

la felicità l'ho sperimentata e non mi è parsa un luogo quanto un attimo. la felicità c'è: l'ho vista in uno sguardo.

ciao
fabio
utente anonimo

#16   08 Marzo 2006 - 09:14
 
solo la scrivania? ormai anche le porte son trattate come ballerini, come pure le attese al bancone del bar son soste per fare "abbellimenti":)*
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#17   08 Marzo 2006 - 09:32
 
Mentre ti stringo la vita

e il mio sguardo si perde nel cielo dei tuoi occhi,

hai labbra piene e senti il sudore della pelle,

la musica riempie l'anima

e la mia ti accarezza, morbida e languida,

dolce e forte,

mentre la melodia tinge di rosso ogni tuo gesto...”
Il tango è tutto per me.
utente anonimo

#18   08 Marzo 2006 - 09:35
 
la felicità, allo specchio, è una parola senza luogo.

Ora, temo, le capiterà di perdere le altre grammatiche.
Si stupirà che gli altri - il seccatore di strada, l'amica lontana, il fioraio, il venditore di sogni - non la capiscano senza bisogno di suoni, al solo contrarre la mascella, o distendere le dita, o curvare lo sguardo.
Le sembreranno sordi, o forse ciechi, o entrambe le cose.
Lei è in terre straniere, ora
(e non so se riuscirà a leggere questo messaggio. Ho provato a porgerlo senza parole, solo con il ripiegarsi del ginocchio, ma c'erano troppi refusi intorno ala rotula)
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#19   08 Marzo 2006 - 09:47
 
Commento in passi due a ritmo in due:

1. La Faccia da Tango è un "Taccia da Fango" e il fango non può che richiamare la "Schiava del Politeama" (che non citerò, perché lei la conosce già...)

2. Lo dico con l'impudenza e la chiarezza qui necessarie, anche a beneficio del suo Coro Muto, ma con tutto l'affetto e l'amiciza che solo lei conosce e che solo lei puoi pesare, e lo dico dal basso, come con voce ed occhi di figlio che ti osservano complici e giudici insieme:

"Questi racconti sul Tango sono per me davvero insopportabili!".

Potrebbe essere pure, per una o per ogni scrittura, il miglior complimento possibile.

M.
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#20   08 Marzo 2006 - 13:54
 
ma come? tu osi metterti fuori dal coro?

d.
utente anonimo

#21   08 Marzo 2006 - 15:08
 


on n'est pas seulement de mimosas...
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#22   08 Marzo 2006 - 16:29
 
È forse la più bella tra le metafore che hai raccontato finora. Senza abbraccio. Qualunque cosa sia la felicità, è un luogo lontanissimo.

Carissima :-*
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#23   08 Marzo 2006 - 17:06
 
L'importante è BALLARE... insomma, come nella vita, baci e auguri
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente palommellarossa

#24   08 Marzo 2006 - 17:37
 
giorgi, l'abbraccio sono sicura che è la chiave di tutto...

felipe, quasi quasi porto le mie scarpe nuove a Palermo... (le donne invitano? e voi? il cabeceo, e tutto il resto?)

ilprimopasso, ahimé, non si è mai all'altezza delle proprie passioni...

fabio, forse c'è, se tu l'hai vista. ma prova a parlarla... vedi come se ne svanisce...

blulu, vai qui, e poi mi dici: http://www.tangoquerido.com/tangoDIPENDENZA.htm

medesimo, è una malattia, cronica e magnifica.

Herr, allo specchio, ogni luogo è una felicità senza parole, o ogni parola una luogo senza felicità, o una felicità senza luogo: come vede, le grammatiche tendono a moltiplicarsi e figliare. (il messaggio m'è arrivato, ma confuso: non sarà debole di menisco?)

Giocatore, sono onorata. Adoro avere chi mi legge perché mi trova insopportabile.

demetrio, suvvia: il nostro amico ama i controcanti.

madeinfranca, dove passi tu i rami fioriscono...

Bibliotecadebabel, senza abbraccio e senza parole: sì, è proprio lontana.baci

palommé, è vita in otto passi, niente di più o di meno: un concentrato di passione e scoramento.













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#25   08 Marzo 2006 - 17:56
 
E' tutto un sentire,
è tutto un sentire,
questa donna ti trascina dentro
fino a farti morire
di batticuore e tremore,
ci ho la faccia
da Tangosvaccatore

MarioB.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cf05103025

#26   08 Marzo 2006 - 18:41
 
Un rapido Buon Otto Marzo con mimose virtuali, ripasso piu' tardi per altri e piu' puntuali commenti...
utente anonimo

#27   08 Marzo 2006 - 18:48
 
Ma ballare il tango farà passare il raffreddore (e la tosse, e la febbre ecc)? :-(
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PlacidaSignora

#28   08 Marzo 2006 - 19:30
 
milonga dell'ottomarzo...
sì cabeceo e tutto quanto, sin palabras. Attenderò gli inviti con sguardo attento...

Oggi niente scarpe bicolore, ma un vestito di velluto color tortora a costine strettissime, camicia nera e scarpe anch'esse nere, coppola dello stesso velluto del vestito. si balla su un battuto di cemento rivestito di resine epossidiche, i punti periferici della sala sono infidi perchè troppo lisci. musicalizano Adriana e Sabrina
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente felipelcid

#29   08 Marzo 2006 - 21:34
 
Questa cosa di "mirada" e "cabeceo" - tutta sin palabras - è una cosa molto seria, laggiù a Baires; guai a chi pensa di farne a meno, si brucia, come quelli che in un paese straniero si ostinano a non imparare nemmeno il saluto nella lingua del paese ospitante, saranno respinti in blocco e senza pietà alcuna.
Per fortuna, quaggiù, siamo molto ma molto più elastici (solo i puristi o i tangueri d'annata mirano y cabeceano) la maggior parte si arrangia "all'italiana" cioè come può, come sa, come crede... con inviti di varia natura (le donne ad esempio invitano spesso e spesso sbagliano; gli uomini ti si parano davanti che non c'è tempo di preparare un "no grazie, sono stanca" o semplicemente evitare la mirada che non c'è stata)
La milonga è come il mare, nessuno ti guida, tranne tu e il tuo partner... all'inizio si beve (soprattutto se siparla) si annaspa, si schizza e ci si muove poco e male... poi lentamente s'impara ad affidarsi controllatamente, a remare con misura con bracciate che non sprecano energia ma seguono il ritmo dell'onda intima della coppia,messa tra le altre onde-coppie, e tutte insieme le onde trasportate dalla corrente musicale: il Tango.


O.T.
Segnalo (in anteprima) che, Lunedì 13, El nene Javi terrà un laboratorio di adornos (abbellimenti) para todas la mujeres, per tanguere di tutti i livelli. Lo consiglio caldamente.
Gli "adornos" vanno presi per le corna, subito. Prima che le inevitabili acquisizioni di consapevolezza tanguera (l'età dell'innocenza sparirà...) instillino un insuperabile senso del ridicolo e le conseguenti inibizioni ... e allora addio "adornos"! Molte poi ci rinunciano, come fosse un dettaglio inessenziale. Invece servono, è con gli "adornos" (spesso introdotti all'insaputa del'uomo, perchè non devono alterare i modi e i tempi di ciò che egli sceglie di fare) che la donna di ritaglia uno spazio d'iniziativa creativa e spettacolare, che sublima il tango (quasi totalmente inventato dall'uomo), lo restituisce, lo esalta, lo condiziona rivelando un'azione femminile di ascolto attivo e spettacolare.
Che dici, brioscia querida, ti ho convinto (in questo 8 Marzo)dell'utilità degli "adornos"?
:-)
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#30   08 Marzo 2006 - 21:39
 
Marius, è tutto un trepitango, un tremotango, un tarantango. (e com'è un Tangosvaccatore?)

grazie, sogniebisogni, l'otto qui significa molte cose, molte.

Placida, provare per credere. (ti vedrei proprio come tanguera, Pla').

felipelcid, color tortora? ho una mistica dei colori, e il tortora ha un suo posto preciso. qualche volta dovremo parlarne, sì.

farolitina mia, sono donna d'adornos fin dalla più tenera età: non temo il barocco, come tutti sanno. (e oggi ho comprato il regalo per Javier, a proposito d'ornamenti).
quanto a mirada e cabeceos, tutto quello che so me lo hai spiegato tu: sono certa che lo vedrò a Buenos Aires...
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