...mangino brioches...

il cuore ha piu' stanze d'un casino
domenica, 19 febbraio 2006

CADENTIADOR (lezioni di tango tre)

Luigi cerca una milonga, la milonga non si cura di Luigi

“Il tango è gringo, la milonga è creola” 

 Luigi ha lasciato il corpo a casa, ed è venuto a lezione.
La rinuncia gliela si legge nelle spalle appese, nella bocca serrata, nelle scarpe inverosimili, coi catarifrangenti spessi ed arancioni .
 Javier, invece, non ha l’anima: l’ha sciolta tutta nel corpo, chissà quando.
Ha un corpo sensitivo che avverte ogni cosa, modifica lo spazio, entra per conto suo nel tempo. Per questo domina il ritmo solo con un movimento del polso, riflette su di sé – come uno specchio cavo - la musica, ricevendo addosso l’intera tessitura delle pause, delle figure, delle intenzioni della melodia, e infine disegna passi avvolgenti che – è perfettamente chiaro a tutti – fanno girare tutta la stanza, l’isola e forse pure la Terra.

 La lezione si svolge fra Luigi e Javier, e noi in mezzo.
Oggi è milonga, la cugina allegra del tango. “La milonga è cadentiada” dice Javier con la sua bella bocca: ha una bellezza tutta voltata in dentro, bruna e chiusa. Ha una bellezza con un lato interamente nascosto, di profondità non misurabile. Affiorano le fossette sulle guance – nell’allegria leggera che non disperde mai quel velo opaco sull’acqua – taluni sorrisi a mezza bocca, un modo di portare il cappello su un lato.
Nessun abito lo mortifica, e pure sono grisaglie, grigi minutissimi dalla trama sottile, rivestimenti di sabbia, abili nascondigli per il suo corpo liquido che scivola in ogni piega.

 “Uno-due, uno-due: non perdere il tempo, è tutto qui” dice Javier, alzando appena le spalle (come accade con certi battiti d’ali, nello stesso momento forse un monsone si solleva nei mari dell’India). Sulle 56 battute - ché il tango quando decide d'essere milonga s'accelera da dentro, s'assottiglia e si moltiplica, fa crescere le sue 30 battute in una vertigine - muove sei passi che sono seicentosei, fanno il giro del mondo, e dopo ottanta giorni siamo ancora lì a guardarlo. Noi, e Luigi.

 Luigi te lo dice subito: “Io non sento la musica, è inutile”. E sta lì, fermo sulle sue scarpe cingolate. Aggiunge cavalleresco – ma è la rinuncia che parla, ventriloqua: “Sei capitata male, con me”. E la Principiante Entusiasta s’allena una volta di più nell’arte femminile del dominio voltato in sottomissione: avrebbe voglia di salirgli sui piedi di cemento coi tacchi, e invece sorride e si ricompone.
 “E’ inutile, io non la sento” fa ancora Luigi, fermo su dieci pilastri.
Javier, lì intorno, disegna geroglifici solo con le punte, dialoga a livelli che a noi sfuggono con certe voci profonde della musica, o anche solo la cadenza remota dei bassi, quella che tutti noi avvertiamo nel diaframma, in qualche punto buio dell’immaginazione. Tutti tranne Luigi, si capisce.
 La Principiante Entusiasta allora decide di prendere in mano la situazione: “Vedi – dice a Luigi con voce soave – è facile: uno-due, uno-due, uno-due” e – contro ogni legge del tango, della cadenza, della giustizia ritmica e biologica - se lo porta via, per strade di milonga alla rovescia. Guida lei, continuando a dirgli “uno-due, uno-due” tra i denti sempre più stretti. Luigi è persino docile, e trascina gli scarponi con disciplina. La musica si fa d’una gaiezza travolgente, e la Principiante spinge Luigi con un ardore cattivo che fa odore di bruciato. O forse sono le sue intenzioni, o i suoi tacchi sul parquet, o la sua delusione di femmina.
 
 Alla fine – ed è una di quelle milonghe con due facce che si fermano di botto, e rallentano in tre passi fino allo sfinimento ed al silenzio – siamo tutti fermi, inchiodati sul passo tre o cinque, tranne Javier che ha appena chiuso a tempo trascinando una corrida sull’impiantito, una carezza che pure le fondamenta del palazzo hanno sentito.

 Javier va da Luigi, che adesso è solo perché la Principiante Entusiasta è corsa lontano a ricucirsi l’amorproprio e la sottomissione tanguera.
Javier è proprio davanti a Luigi, e sono fermi tutti e due, ma non si somigliano per nulla.
 Quella di Javier è un’attesa piena, senziente, un movimento potenziale che colma tutto lo spazio d’acquario della stanza.
Luigi è semplicemente aggrappato al suo no.

 “Luigi – dice la voce morbida di Javier – non senti?”.
Tendiamo tutti l’orecchio, perché la musica è finita e il ritmo s’è spento da tempo contro gli specchi, dentro il parquet, nei muri, fino alle fibre dei tramezzi.
Javier solleva appena una mano e allora sì, lo sentiamo tutti, quel cavo d’acciaio e argento che è dentro il tempo e il corpo e la musica, anche nel silenzio. Vibra come una radiazione di fondo, una nota bassa costante. I nostri corpi annuiscono. Non quello di Luigi.

 “Non importa – dice Javier – lo sentirai anche tu. Insisti”. Sorride come se ogni cosa sia possibile, Javier, e lui – che ha ventitré anni qualche volta, più spesso centotré – le ha già ballate tutte. Anche questo, indubbiamente, è tango.

postato da manginobrioches alle ore 16:48 | Permalink | commenti (30) / commenti (30) (pop-up)
categoria: geografio, lezioni di tango



Commenti
#1   19 Febbraio 2006 - 19:17
 
ti giuro,
briochina birichina,
che in questo preciso istante una gatta bella e gentile di nome Tommie ha cercato di camminare su questa tastiera per invitarmi a ballare un tango,
forse,

ora se n'è andata,
forse offesa

Marius
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#2   19 Febbraio 2006 - 20:16
 
un gattango, penso.
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#3   19 Febbraio 2006 - 21:22
 
Intitolerei il tuo tango con Luigi "cento passi di solitudine".
Per un'attimo ho sentito anch'io la radiazione di fondo.
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#4   19 Febbraio 2006 - 21:38
 
la milonga mi innervosisce, ha un che di dispettoso.
mi schiero automaticamente dalla parte di Luigi, eroe del male.
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#5   19 Febbraio 2006 - 22:49
 
Cosa ho scoperto....Bravo!mi piaci, e mi piace il tango psicologico che instaura la passione,quella vera...
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#6   19 Febbraio 2006 - 23:02
 
bravo aquatarkus: certe volte mi sembra che tutti i primi tanghi, i tanghi Principianti Assoluti, siano "cento passi di solitudine", ciascuno perso dietro la sua sequenza, del tutto ignaro di chi hai nel tuo abbraccio (e ha voglia Javier a sussurrare "mantenete l'abbraccio"...).

Flo', e lo sapevamo. Tu sei una donna controcorrente. Quasi quasi ti faccio ballare con Luigi.

rosadstrada, il tango è psicologia del corpo, puramente. la mente resta fuori, aspetta nel vestibolo, un'oretta o due. almeno mi pare.

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#7   20 Febbraio 2006 - 05:22
 
Sai che quando sento Caminito cantato da Gardel mi viene su un brivido per la schiena, sale su e la pelle si aggrincia, brivido e il soppracciglio mi si spezza
e ricordo mio padre che mi diceva di aver pianto, una volta, per essersi perduto un giro del meraviglioso "A media luz" con una degna ballerina.
Cose così,
è che ti prende da dentro e sale sù, a volte anche una sorta di stretta allo stomaco.
Sono malato,
e tu evochi
evochi....
sei una evocatrice,
ecco,
o un'ex vogatrice ora tanguera

Marius
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#8   20 Febbraio 2006 - 09:56
 
ma non lo vedete?
Non lo capite?
Luigi balla.
Luigi sta ballando.
Solo, non qui, non adesso.
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#9   20 Febbraio 2006 - 10:19
 
se continui così tutti (o quasi tutti) i bloggers si iscriveranno ad un corso di tango:)
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#10   20 Febbraio 2006 - 10:32
 
sono una vagatrice, Marius, con tendenze erratiche e fortemente erronee. forse per questo mi piace il labirintango.

Herr, va bene l'altrove, ma qui si esagera. Non posso danzare con un ballerino che sta danzando, nel frattempo, a Buenos Aires, nel '59. Ancora non mi riesce.

blulu, un corso di tango è resistenza umana, come un blog.
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#11   20 Febbraio 2006 - 11:09
 
scusi se mi permetto, ma l'inviterei a non cedere all'eccessiva plausiblità del reale (e poi, l'importante è che non le pesti i piedi)
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#12   20 Febbraio 2006 - 11:13
 
Trovare un antidoto a tutto questo...trovarlo presto, sì...è necessario portare i nostri mille spifferi del Nord....
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#13   20 Febbraio 2006 - 12:17
 
un tango dei miracoli! :) z
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#14   20 Febbraio 2006 - 12:58
 
Herr, il reale pesta sempre i piedi.

Giocatore, attento a non trovarsi uno scirocco nel soggiorno, un giorno o l'altro...

zop! il tango è un miracolo. accidenti.

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#15   20 Febbraio 2006 - 14:02
 
Ah cosi balli con uno che non sente il tempo. Mi sa che è una tortura per lui.

MI sembra che non è tanto tempo che hai iniziato e gia fate la milonga!!!! Non è troppo presto?

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#16   20 Febbraio 2006 - 14:08
 
anche secondo me Luigi balla,
balla dentro
agita tutti i suoi atomi più in fretta più in fretta..
ogni tanto cade scommetto, da fermo, per la fretta
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#17   20 Febbraio 2006 - 14:15
 
ciuffo, non so. so che Javier ci ha dato i compiti per casa: ascoltare una milonga ogni giorno. da fermi. forse piano piano saprà entrare lei.

Luigi è un centometrista in incognito, allora. o forse è qui solo in apparenza, per un errore di rifrazione.
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#18   20 Febbraio 2006 - 15:36
 
Sentire il tempo (o non sentirlo) mi ha fatto tornare indietro nel tempo. Non a una milonga, però (era una lambada, e questa fu la risposta del ballerino al mio tentativo di schermirmi... "basta sentire il tempo", e aveva ragione, il tempo risuona dentro)
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#19   20 Febbraio 2006 - 15:57
 
in effetti il problema è sempre sentire il tempo. anche troppo. (però anche tu riccio, rifiutare una lambada, non si fa...)
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#20   20 Febbraio 2006 - 17:51
 
il tempo è un concetto relativo

ma il ritmo cerca di ordinarlo

(epperò io trovo simpatia per i luigi)

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#21   20 Febbraio 2006 - 19:06
 
però 'sto ciccione
fuma di quel tanto
che ha riempito il pavimento di cicche,

credo che dopo la Rosita s'incazzerà

Marius
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#22   20 Febbraio 2006 - 22:01
 
...si chiede contributo !
ciao
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#23   21 Febbraio 2006 - 00:23
 
Di tango non capisco un c. :-)
Ti volevo solo avvertire del nuovo autore della settimana artistica, da me scelto: Hieronymus Bosch. Spero ti piaccia. Anche lui dà un po' sull'horror, a volte. Però è più allegro di Bacon, mi pare.

utente anonimo

#24   21 Febbraio 2006 - 00:48
 
e dai... pubblica un libro intero no ?!?!?!?!?!?!!!!!!!

Tra 7 gg. mi nascono due gemelli.. mangeranno Brioches....
Ti amo
M
utente anonimo

#25   21 Febbraio 2006 - 00:50
 
quello dei gemelli e del libro che DEVI pubblicare è un certo "EUROMELADETTO"... baci M.
utente anonimo

#26   21 Febbraio 2006 - 10:34
 
(Brioche, ma chi dice che ho rifiutato, non ho detto forse che aveva ragione? ;))
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#27   21 Febbraio 2006 - 11:21
 
attenti alla mano morta, durante le milonghe
(milonga manus)
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#28   21 Febbraio 2006 - 11:26
 
Bosch... ohi ohi Biz, che qui smuoviamo addirittura l'immaginario infantile. Bosch è un perverso polimorfo, lo sanno tutti. Mah, vedremo. Io mica mi sono ancora ripresa, da Bacon. (ma un artista rilassante mai, eh?)

Euromaledetto, due gemelli? Ma sei sempre esagerato. Però le brioche sono un'ottima dieta. Fanno perdere la testa.

riccio, sono felice che tu l'abbia ballata. Ogni lambada è pirduta.

ahimé Herr Effe, è il piede vivo, quel che ci fa soffrir...


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#29   22 Febbraio 2006 - 08:46
 
Dì a Luigi di ascoltare la milonga senza ballarla (per adesso) in ogni occasione utile. Di ascoltarla, ascoltarla, ascoltarla, ascoltarla... come dice Javier ad un certo punto la sentirà e sarà in grado di ballarla 'magicamente' (magari con un paio di scarpe pa' bailar)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente felipelcid

#30   22 Febbraio 2006 - 10:28
 
Javier ci ha detto di ascoltare almeno una milonga al giorno. leva il silenzio, l'immobilità e l'impossibilità di torno.
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