...mangino brioches...

il cuore ha piu' stanze d'un casino
martedì, 31 gennaio 2006

OTTO PASSI

principianti in otto mosse

 Che una ci va con la testa piena di cose false: “il tango è un pensiero triste che si balla”, “Piazzolla odia i ballerini perché ha un difetto a un piede”, “il tango è maschilista”, “attenti al tango, perché divide le coppie e ne riunisce di altre”.
 Che una poi arriva alla palestra, che è una palestra con odore di palestra – gomma, sudore, spugna, caucciù – e rumori di palestra, ma non si sente precisamente in una palestra (anche perché in nessun luogo vai senza portarti dietro quello che hai letto e immaginato, e andiamo in giro carichi come muli di tavolini, sale di specchi, orchestre a plettro, vasi di gardenie, scorci di Buenos Aires. Anche nelle palestre seminterrate sulle colline dello scirocco).
 Che una poi entra titubante, e si domanda cosa la stia portando lì, anche se lo sa benissimo, perché c’è scritto, nero su bianco, lì nel bigliettino “cose da fare per la vecchiaia”: “tango argentino, tagliatelle, greco antico, rose”, e dunque meglio pensarci per tempo.
 Che una pensa proprio le cose che pensa nella vita, la vita là fuori, fuori dalla palestra: non ho un partner, forse non ho le scarpe adatte, forse inciamperò davanti a tutti, non avevo niente da mettermi, non so le parole, forse ci farò un post.

 E poi, invece.
E poi invece il maestro sembra quasi argentino, anche se è di Faro Superiore, e ha le scarpe più luccicanti che io abbia mai visto, e in quegli otto passi – sono otto passi base, “imparateli bene, che poi li dovete dimenticare” – ti fa balenare un intero alfabeto delle passioni: cortes y quebradas, salidas, mordida, ocho adelante, medialuna…
L’hai sempre saputo, che si vive di pause, trasalimenti, comandi impercettibili, impartiti con gesti che nessuno vede, parole mai pronunciate. Lo sapevi già, ma qui ne hai la prova. Di più: qui lo sanno tutti.

 Otto passi, e c’è tutto: lui ti guida, e tu lo capisci soprattutto dalle pause; lui invade il tuo spazio, ti costringe a fare passi, o ti ferma; lui ti fa indietreggiare. Lui si frappone, prende decisioni, ti spinge lungo la salida senza che tu possa oppore altro che la tua assoluta, elastica arrendevolezza, i tuoi incroci obbligati per libera scelta.

 La principiante assoluta non riesce a non guardarsi le scarpe, non riesce a non guardarsi in tutti gli specchi, perché si sente storta, trasportata e sbilenca, e lui – che è un principiante assoluto però è maschio, e, si capisce, anche lui porta lì dentro il fatto che si sente stupido e impedito, e più responsabile del solito, perché quello è tango, mica vita, che uno si può nascondere dietro mamme, gonnelle e presunzioni – lui si fa la sua salida tutto sudato, e ti dà pure la colpa: sei tu che mi anticipi, fai i passi corti, mi confondi.
 Intanto gli altri ci urtano, persi ciascuno nella propria traiettoria, e gli otto passi – “imparateli, mi raccomando, che poi devono sparire” (ma è possibile? dovrò dimenticarli o solo esserli, e dunque perderne memoria?) – si mescolano, e sono diciotto, ottantaquattro o milleotto.
 La salida è lunga chilometri, usciamo tutti dalla palestra, arriviamo al porto, passiamo lo Stretto e ancora continuiamo ad arrampicarci, di otto passi in otto passi, e forse faremo il giro della Terra e arriveremo a Buenos Aires, e l’otto sarà chiuso.

 
 Il principiante assoluto ha caviglie di legno massello, responsabilità che non riesce a governare: hai sbagliato tu, dice a lei col fiato corto, questa volta hai sbagliato tu. La principiante assoluta sorride, ma lo vorrebbe picchiare, e allora fa i passi lunghissimi, così lui s’arrangia, con quelle gambette storte. Tanto, lui è ancora principiante, non sa vendicarsi con una pausa lunga un passo, tre battute o anche una vita intera.

 Chi vi guarda non immagina nemmeno la feroce lotta di contrappesi che c’è tra voi, le intenzioni che strusciano sul parquet, lungo le punte, risalgono le caviglie – “accostate ogni volta, quello che si apre si chiude”.

Allora tu ripassi tutto quello che sai della vita e, cavolo, funziona. L’unico problema è che non puoi dirlo. Devi imparare a camminarlo.


Sì, ho preso le mie prime lezioni di tango (per l'etimologia di tango passare da  ecolaliste). E la colpa è di  quella tanguera di farolit , sappiatelo.

postato da manginobrioches alle ore 19:00 | Permalink | commenti (60) / commenti (60) (pop-up)
categoria: memorabilia, ecolaliste, lezioni di tango



Commenti
#1   31 Gennaio 2006 - 19:11
 
E spero ti sia piaciuto, io non potro' mai scordarle! Tango es vida :))
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#2   31 Gennaio 2006 - 19:34
 
"il tango é l'espressione verticale di un desiderio orizzontale", questa mi é sempre piaciuta (per aggiungere alla tua lista di citazioni sul tema..)
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#3   31 Gennaio 2006 - 19:34
 
E allora...quasi quasi non mi pento..forse
;)
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#4   31 Gennaio 2006 - 20:00
 
eccheddire.... questa qua non c'ha niente da fare e pure i passi...conta...... e li racconta, PURE!
Baci, splendida
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#5   31 Gennaio 2006 - 21:44
 
Pezzo godibilissimo. Davide.
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#6   01 Febbraio 2006 - 00:11
 
Lo so,
mi autocito e farò schifo,
e però lì c'è un mio racconto di un tanguero:
http://www.bon-a-tirer.com/volume7/mb.html

però,
Anna hai messo una tanguera boterista con un culo che pare un armuàr

MarioB.
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#7   01 Febbraio 2006 - 08:28
 
Eh.. attenta se il Tango ti dovesse toccare poi ti stritola. (ricorda queste parole.)

La salida basica è solo una convenzione per far ballare i principianti, per insegnare l'eleganza, per sciogliere due che ballano per la prima volta. Di fatto poi il tango si improvvisa passo per passo. Ogni volta che l'uomo ti porta nel tuo asse è inventarsi qualcosa. E' per questo che il maestro ti dice che dovrete dimenticarla.

Ciao
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#8   01 Febbraio 2006 - 08:36
 
bello anche il racconto di mario
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#9   01 Febbraio 2006 - 08:58
 
Ulisse, sono d'accordo.

brezza, questa non la sapevo. però mi chiedo: quante cose sono espressione di desideri ortogonali?

cariddi-farolit, certo che no. anche perché domenica alle sei io sono lì.

palommé, lo so, hai voluto dire che sono una scioperata. hai perfettamente ragione. (e comunque ti vedrei bene, in una palestra color buenos aires).

Davide, tu mi confondi (con questi spostamenti)(sai che sono un'ansiosa)(è per questo che faccio i passi corti, secondo me).

Marius, il racconto è bello ed ernestino, hai fatto bene a metterci il link (che qui la cosa funziona così: uno dice "tango" e tutti devono dire qualcosa, di uguale o contrario, altrimenti non vale)(meglio se dicono qualcosa di più bello, meglio).
ho messo la tanguera boteriana perché noi principianti siamo così: pesiamo duecento chili ogni volta. specie sulle caviglie.

ciuffobarrido, il tango tocca, lo dice la parola stessa: facciamo i nostri passi proprio per questo, per essere toccati dentro. ciao.

all, Marius è un grande, tango o mazurka che sia.






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#10   01 Febbraio 2006 - 09:27
 
a me sembra proprio, questa, un'autobiografia.
Si resta sempre, purtroppo o piuttosto per grazia ricevuta, principianti assoluti della vita (e quando si inzia a imparare qualcosa, a dimenticare di guardarsi la punta delle scarpe, a scordare gli otto passi - zac!).

Il tango, inteso come musica, mi sconvolge addirittura i sensi. Per questro non lo ballo, perché mi si sconvolgono sensi e significati, e poi valli a ricomporre nel verso giusto.
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#11   01 Febbraio 2006 - 09:34
 
oh, che bella cosa da immaginare, senorita!
però ho una richiesta precisa, efferata e impudente: quando hai imparato mi insegni?
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#12   01 Febbraio 2006 - 10:34
 
La via della resa pare iniziata.
Che sia proprio il tango l'ultimo confine - necessario - da varcare per darsi finalmente ragione della propria natura?

Del proprio "genere", direi.
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#13   01 Febbraio 2006 - 10:40
 
no, giocatore, non credo.
si entra nel tango come si entra nella vita, né più né meno. si conservano identiche resistenze e modalità.
ancora oggi, che son passati tanti anni, quando mi capita di incontrare e ballare (malissimissimo) con il mio vecchio maestro, argentino, lui mi dice ridendo: fijate, aquì el hombre soy yo. afuera ya no me importa, haz lo que quieras.
e durante i tre tanghi ripete: niente da fare, sei irriducibile, forse bisognerebbe picchiarti.
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#14   01 Febbraio 2006 - 11:52
 
:)
chi sa,però, dovrebbe davvero mettersi a dare qualche lezione.
via blog.
Lezioni di tango.
Lezioni di canto.
Lezioni di pane.
Lezioni di tagliatelle.
Lezioni di ascolto.
Lezioni di passeggiate sotto la pioggia con ombrello che si rovescia...
Blog di servizio, socialmente utile :))
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#15   01 Febbraio 2006 - 12:09
 
Che il tanghèro mai sia un tànghero...
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#16   01 Febbraio 2006 - 12:35
 
non è crudeltà, sai. E' dar voce a una saudade interna, ad una nostalgia che si "splascica" sul foglio senza che neppure tu te ne accorga. Non l'hai chiamata, non l'hai scelta, viene. Come scrittura automatica, come flusso, come respiro, come cosa naturale. Viene e si siede sul foglio. Ma se viene è semplicemente perchè esiste... baci
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#17   01 Febbraio 2006 - 13:27
 
Herr Effe, restiamo sempre principianti assoluti, col dubbio: sono ancora otto, i passi?
(per Natale Le regalerò un cd di tanghi irresistibili, Herr)(poi saranno sensi suoi).

pbeneforti, ovviamente sì. i gradi sono: principiante assoluto che si guarda i piedi, principiante assoluto entusiasta, principiante assoluto depresso, principiante, principiante volenteroso, principiante zelante, principiante maturo, principiante borderline (questa fase può durare anni), ex principiante secondo se stesso ma non gli altri, ex principiante conclamato, ex principiante che dà consigli, maestro. Appena ci arriverò (all'ultimo grado), busserò a casa tua con una rosa fra i denti. promesso.

Giocatore, ma che "genere" di discorsi. Non è una resa. E', come dicevo, una rosa. La rosa degli eventi. (e inutile dire che ci sono tangueri tangheri: e quanti passi si devono fare, per spostare quell'accento...)

Flo', tu sei una donna che anticipa e conduce, e si incavola pure. In otto passi indietro non ti chiude nessuno. Pazienza.

Col, ma la maestra sei tu:
lezioni di aggettivi e brina
lezioni di grammatiche notturne
lezioni di pioppi giovani
lezioni di notti d'inverno leggero
eccetera eccetera...

palommé, lo so che esiste. palpita anche attraverso i vetri.





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#18   01 Febbraio 2006 - 13:45
 
Mangino, pensavo alle lezioni/ istruzioni di Cortazar...
Pensa che bello se Farolit scrivesse le sue lezioni di tango.
Fra il visibile e l'invisibile.
Ma era solo un'idea a bassavoce.
Un saluto.

(al massimo io son maestra di passatelli in brodo)
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#19   01 Febbraio 2006 - 13:58
 
Col, è un'idea bellissima. Le lezioni di Farolit sarebbero romanzi, come - mi dicono - i tuoi passatelli (che i tuoi post, si sa, sono lezioni di ciò che non si può insegnare o imparare). baci
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#20   01 Febbraio 2006 - 14:30
 
benissimo, senorita. a che ora?
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#21   01 Febbraio 2006 - 14:53
 
be', be', ormai questa cosa delle lezioni scritte (di tango e di vita, direi) sono già una mezza promessa, no? un nuovo filone, no?
Questa era la (buona la) prima.
La seconda, invero, dov'è?
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#22   01 Febbraio 2006 - 15:36
 
Non bisogna badare ad Herr Effe, quando dice certe cose. Forse non ballerà il tango, ma di certo lo fa danzare, con le parole.
E visto che le mie non dicono niente, lascio le sue* a muoversi sulle note di Piazzolla.


*(Sembra che io abbia difficoltà a postare questo commento, è da un po' che ci provo, non so se per via del link o del mio collegamento ballerino. Intanto, se qualcuno se lo chiede,
posso solo dire che Herr Effe non mi paga - da quasi tre anni, purtroppo)
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#23   01 Febbraio 2006 - 16:36
 
Sta diventando un genere il tango dei blog.
E nel genere questo resterà un post di rilievo,
anche per me che mi occupo di musica rioplatense da vent'anni
e porto in giro uno spettacolo sul tango rigorosamente senza ballerini (come un ossimoro che vorrebbe far concentrare il pubblico su note e parole e far ballare i loro sensi dalle poltrone dei teatri)


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#24   01 Febbraio 2006 - 19:04
 
pbeneforti, a las cinco de la tarde, direi.

Herr, la seconda segue. è questione di passi(oni).

riccio, l'Inps è informato dei fatti (e non dico altro), quanto al commento ballerino, forse è un principiante assoluto anche lui.

aitan, il tango al tempo dei blog, e i blog a tempo di tango, mi sembra interessante. quanto al tuo spettacolo, mettere in scena un ossimoro mi sembra cosa buona e giusta (e poi il buon Piazzolla lo dice sempre: con quei tacchi mi rovinate la musica, provate un po' a ballare da fermi e cantare da zitti, grazie). il tango è pieno di sorprese, come la vita.


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#25   01 Febbraio 2006 - 23:07
 
ma, quasi quasi, l'anagrafe incombe, beh, forse
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente EvaCarriego

#26   01 Febbraio 2006 - 23:20
 
perfetto. ho anche il vestito di Ignacio Sanchez Mejias, che tanto a lui non gli serve mica più.
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#27   02 Febbraio 2006 - 01:54
 
Eva, l'anagrafe è un'opinione.

pbeneforti, spero l'abbia fatto smacchiare (quel colore lì non voglio vederlo!).

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#28   02 Febbraio 2006 - 19:30
 
Che San Gardel sia con te.
Come diceva il mio zio marinaio:
"il tango è l'unico ballo che vale la pena di imparare perchè è l'unico ballo dove le donne finiscono per essere sincere."
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#29   03 Febbraio 2006 - 11:58
 
ecco, un'altra cosa che tengo d'occhio da almeno un paio d'anni: un corso di tango argentino per possibili ballerine anziane.
che in vecchiaia continuerò a ballare in cucina, con lo strofinaccio e la scopa in mano.. con un sorriso negli occhi che lo saprò io e il mio compagno.
la danza è musica, la musica è arte, l'arte è terapia del corpo e dello spirito.
e il corpo impara le battute e lo spirito comincia a ballare per suo conto, dimenticando tutto tranne il ritmo e la passione dei piedi.
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#30   03 Febbraio 2006 - 22:59
 
oggi ho ballato una beguine,
anzi era Beguine de beguine,
se è così che si scrive,
altrimenti avrò ballato un'altra cosa

MarioB.
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#31   04 Febbraio 2006 - 10:05
 
Lezioni di tango di Sally Potter e Tangos di Saura e ... un altro film che, nel titolo ha ..Gardel...e provarci ad imitarli e restare attoniti per la bellezza di questa danza, pura poesia sensuale.
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#32   04 Febbraio 2006 - 19:07
 
La colpa!...la colpa... la colpa è del Tango! Milongante Brioscia...
E' il tango che ci chiama, inaspettatamente, in maniera incogrua rispetto a ciò che crediamo di essere, a ciò che sappiamo di essere.
Sì: il tango è una chiamata, a cui "noi" - folgorati sulla strada di un bailongo fulero - rispondiamo con nostro stesso stupore... Dico "noi", i timidi, i maldestri, quelli che il corpo lo lasciano spesso seduto a non dire niente.
Poi un giorno arriva il tango e ti sembra "normale" trovartici dentro -come ella ben dice testè - spinto da quell'altro te stesso che ora ti mette in ballo... e, paseo dopo paseo, imparerai tutto da capo, paseo dopo paseo, a camminare come la prima volta da piccolissimo, paseo dopo paseo, a sapere chi sei, paseo dopo paseo, ogni volta sbattendo il muso (ahi ahiaiai!) con i tuoi limiti e qualche volta sarà doloroso, paseo dopo paseo, ma imparerai a camminare di nuovo... e a farlo mai da solo sempre insieme ad un altro, un altro che non sarà mai "un qualsiasi chiunque", ma che sarà ogni volta, parte di te, strumento e fine del tuo andare, un'anima compagna nella stessa tua barcapaseo dopo paseo, e per mesi niente sembrerà cambiare, niente ti parrà di avere capito... di quegli stupidi passi traballanti che ti rendono goffo paseo dopo paseo e forse penserai di lasciar perdere, ché quella è l'ultima volta, paseo dopo paseo, e magari l'ultima volta sarà un insospettabile pomeriggio in cui non ti aspetti più nulla... nè da te nè dal tango tranne il solito paseo dopo paseo e invece tac! tutto fiorirà di colpo, il corpo avrà memorizzato le intenzioni, il dire, la grammatica del tango, paseo dopo paseo e tutte quelle paginette e paginette di esercizi con le parole ripetute, paseo dopo paseo ecco ora ascolti l'altro-comapgno, e controlli i pesi, e non anticipi i passi e mantieni l'asse, e senti il ritmo,e ruoti bene quel benedetto pivot! tutto sarà là miracolosamente... e lo sai mentre balli e balli paseo dopo paseo! e sei tu! e potresti ballare volando sospeso sul trapezio di tutte le notti, (loco loco loco, venì volà venì... ) dietro un albero ti appari e ti sorridi: il tango ti ha restituito tutto.
Lo sai che il maestro (comandante di traghetto)che ti ha spiegato gli otto passi fa ballare il tango al suo traghetto, avendo per pista lo Stretto?
Ma, personalmente, le lezioni migliori che il tango mi ha dato (sono tante) non riguardano specificatamente il ballo quanto lo stare al mondo e spesso le lezioni che ho imparato non sono passate per il piacere che uno immagina; il tango somiglia ad un percorso iniziatico, pretende il superamento di frustrantissime prove: affrontare noi stessi, cioè i nostri limiti (i pudori del corpo, le arroganze intellettuali) richiede un'autentica umiltà, e non puoi recitarla altrimenti non impari, pretende che impari a trovare una comunanza vera con colui con cui balliamo, "chiunque esso sia" (qui sta il bello e il difficile!) ... e pretende che lo facciamo con il corpo. Questa esperienza è magnifica e terribile al tempo stesso, ma da lì si passa. Il tango è terapeutico; ho visto persone cambiate, liberate... Il tango è terapeutico anche se visto da fuori sembra una malattia, un'ossessione che crea dipendenza e stati allucinatori... per il tango si fanno cose che mai avresti creduto di fare. (http://www.tangoquerido.com/tangoDIPENDENZA.htm)
E qui mi fermo... perchè il tango, essendo una categoria dell'anima, un modus metafisico è argomento inesauribile ed io, si sa, quando mi ci metto posso diventare ben logorroica. Questo per dire che il tango è una soprattutto una pratica, come la notte (non a caso è un ballo nottambulo), e come la notte ha una grammatica che non passa per le parole, ma per gli accadimenti, come a teatro.
Io, poi, avrei troppo da dire (Col, scerì, una tua idea non può MAI essere a bassavoce...) perchè è troppo tempo (quest'anno saranno 7 anni, mondieu)che ci sto dentro e, accanto alla passione e ai suoi fuochi, ho vissuto anche i molti inevitabili spengimenti; ora da quassù, dal mio anomalissimo stato Zen (di pace dei sensi tangueri) che tanto stupisce, ma che tanti m'invidiano... guardo e sorrido, spesso rido, rido del tango, dei suoi tormenti e dei suoi riti... cosa illecita tra gli inziati, parlo dei tangueri europei che non amano ridere di sè pretendendo di mantenere intatta l'alure elitaria del tango; gli argentini invece sanno ridere e apprezzano anche il mio "Bestiario tanguero - manuale di sopravvivenza alla milonga" (eternamente incompiuto causa cicalesca pigrizia, trovassi chi mi paga per finirlo lo finirei) con tanto di vignette esplicative tipo la fauna tipica che si trova in ogni milonga da Torino a Siracura es : tanguera gruccia, orangotanguero
Quanto a" il tango al tempo dei blog e i blog a tempo di tango" ce n'è da scialare ... i miei preferiti sono:

www.tangoblivion.it
che iniziò un paio d'anni fa proprio pubblicando tango-stories.
Le mie preferite sono quelle di Sara tipo questa: "Ballava oramai da giorni, era diventata piccolissima, tanto che ora arrivava a malapena alla cinta del suo compagno, eppure i due continuavano a ballare, non erano più nemmeno belli a vedersi ma non riuscivano proprio a chiudere quel tango. Così lei diventò talmente piccola da insinuarsi nelle pieghe del cervello di lui e continuava a ballare lì, ogni notte, tra un sogno e l'altro."
http://www.tangoblivion.it/index.asp

l'altro è http://noirgotan.splinder.com/ blog che narra un giallo a puntate ambientato tra Messina-Catania- Palermo proprio nell'ambiente del tango; tra i personaggi ci sono tangueri veri (a quanto pare anch'io,ma non sempre mi riconosco) l'autore è il mio compadrito milonguero felipelcid, maratoneta e gran bailerino di milonga, pazzo quanto me.

aggiungo il neonato e qui presente
http://passobarrido.splinder.com/
diario di bordo di un principiante tanguero vista dalla parte dell'uomo, parte inizialmente più difficile e faticosa e col tempo più esaltante e divertente. La vera etoile del tango è l'uomo, l'uomo inventa sull'occasione della musica, la donna segue e realizza l'invenzione. Vedete? Lo dicevo che NON dovevo parlare di tango... è tutta colpa del tango!
Ora scappo: bisogna fare tante cose, domani arriva Javier, un maestro chico, un alma linda, arriva direttamente da Buenos Aires a Messina, io sono la sua sindacalista e devo impedire che le squale lo sequestrino.. Ops! parlo già come in un tango...
hasta la milonga, siempre!
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#33   04 Febbraio 2006 - 19:23
 
orca,
che enciclopedia tanguera!
Sono estasiato!
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#34   04 Febbraio 2006 - 21:40
 
Non vorrei apparire impudica...ma
"accostate ogni volta, quello che si apre si chiude" mi sembra una frase a doppio senso messa lì dal tanghero o dal tanghèro per cuccare!
Con le scarpe di vernice lucida poi, il tanghèro o tanghero, furbo, vede anche oltre che comandare "apri, chiudi, chiudi, apri..."
Uelà ragassi, otto passi di fuoco sono!
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#35   04 Febbraio 2006 - 21:46
 
Ah, un'altra cosa, c'è un limite d'età per imparare gli otto passi e dire di sapere tangare un po'? Non vorrei che mi si sgretolassero le ossa data la non più verde età, prima di aver fatto la salita e il percorso a otto per arrivare da qui a Buenos Aires e tornare indietro...
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#36   05 Febbraio 2006 - 10:46
 
allora lo provo anch'io nella vecchiaia il tango che con tanti passi sembra come se sistemi l'anima tra i giunchi di un soneto e mentre il vento blando soffia. Si che. Ma questa cosa di impararli per dimenticarli, i passi, si che m'intriga da giorni. Perchè il cuore feci lo stesso la prima volta, un paio di passi e via all'oblio, ballo libero
insomma, enorme allegria di leggerti sempre
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#37   05 Febbraio 2006 - 11:17
 
stavo adesso guardando che quel signore del quadro, felicemete allargato nello spazio, prende lei uguale che si prende una chitarra per fare musica, infatti sembra che sta mettendo La
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#38   05 Febbraio 2006 - 12:02
 
Ho danzato su questo post dal giorno in cui lo hai scritto, infilando uno dopo l'altro tutti i brani in mio possesso. :) Il tango è un pensiero triste che si balla... imparare e dimenticare... Il pensare a qualcuno non è forse dimenticarlo e risvegliarsi di continuo da questa smemoratezza?...
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#39   05 Febbraio 2006 - 14:56
 
"Entraînée par la foule qui s'élance et qui danse..."

...e chi osa aggiungere niente a questi otto diciotto, ottantaquattro o milleotto...p^assi(all'ennesima)cui hai
dato vita che mi pare di vedere come
la più coloritacolorataconvintaconsapevole
folla che manifesta ,lì,
stretta stretta,sullo Stretto !



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#40   05 Febbraio 2006 - 19:36
 
"Entraînée par la foule qui s'élance et qui danse..."

la cantava meravigliosamente Edith Piaf

MarioB.
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#41   05 Febbraio 2006 - 22:17
 
oooops...
meglio seguire il primo istinto !?
quando ho commentato
m'è venuto da canticchiare
questa canzone
per influenza del post
con tutti i commenti.
ho iniziato così come sopra
e ho messo un asterisco
perchè alla fine, in nota,
avrei scritto il nome della canzone,
La foule,e della celebre Edith Piaf.
mica per niente...ho pensato,
e se poi Mario.B si arrabbia...
che quello vuole...
-sì l'ho letto in un suo commento se ricordo bene su Les cartographes-
...vuole che si metta nome e cognome
dell'autore di qualsiasi opera si citi
...e ha ragione... ma tanto io lo faccio sempre, anche sul mio blog...

a fine commento,
quell'asterisco e la nota
facevano perdere un pò della leggerezza al tono che avevo voluto dare
e poi, ho pensato,
vuoi che tutta questa "foule"
densa e dansosa
non sappia che la strofa è
di un'altra...Foule ?
ho cancellato asterisco e nota.
adesso, caro il mio MarioB.,posso avere l'onore ed il piacere
d'invitarla in una
"...folle farandole qui nous emportent au loin " ?




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#42   05 Febbraio 2006 - 23:06
 
non mi arrabbiai, no,
adesso vengo lì,
poi magari vado là,
come un baccalà,
cantando
les mots d'amour,
oui
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#43   06 Febbraio 2006 - 11:11
 
eh già, di' alla luna che venga ch'io non voglio vedere il sangue d'Ignacio sopra l'arena! No quiero verlo!
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#44   06 Febbraio 2006 - 11:27
 
(fondo un cricolo di resistenza umana a salvaguardia della polka. Si accettano sottoscrizioni carbonare. Citofonare Bakunin - simao nel seminterrato)
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#45   06 Febbraio 2006 - 13:20
 
polka miseria, qui si fa concorrenza.
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#46   06 Febbraio 2006 - 13:50
 
Questa tua lezione qui è indimenticabile, Anna.

(Però ...meglio il greco antico e le rose, per me;-)))

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#47   06 Febbraio 2006 - 14:16
 
sì, noi polkisti-insurrezionalisti-bakuniani stimiamo il tango per un ballo decadente, atto a distogliere la mente del popolo dalla verità, facendo sognare di notti argentine languide di notte e passi straaascicati e giravolte e caviglie a spirale ravvolte a doppia elica.
Noli me tangere (da tango ecc)
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#48   06 Febbraio 2006 - 14:17
 
"languide di note", per l'appunto
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#49   06 Febbraio 2006 - 20:58
 
languide di notti me tangere, poveri voi anarchici, liberi dalla schiavitù del tango...
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#50   07 Febbraio 2006 - 09:55
 
ops, volevo dire schiavi della libertà dal tango...
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#51   02 Marzo 2007 - 17:25
 
Passata qui dopo segnalazione....sono rimasta innamorata dei tuoi racconti di tango...bellissimi! :)
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#52   05 Giugno 2007 - 16:15
 
Potrei sapere chi è il maestro?
utente anonimo

#53   05 Giugno 2007 - 17:21
 
Javier Guiraldi, porteno. Su Youtube c'è qualche sua esibizione.
utente anonimo

#54   05 Giugno 2007 - 17:28
 
mmh... non credo:
"E poi invece il maestro sembra quasi argentino, anche se è di Faro Superiore, e ha le scarpe più luccicanti che io abbia mai visto, e in quegli otto passi"
Javer Guiraldi non mi sembra affatto di Faro Superiore...
utente anonimo

#55   05 Giugno 2007 - 17:39
 
vero, mi riferivo al maestro successivo. no, questo è Gianni Rando, comandante di navi traghetto e tanguero sopraffino, col mare nel sangue e nei passi.
utente anonimo

#56   05 Giugno 2007 - 18:10
 
grazie per la risposta
utente anonimo

#57   08 Novembre 2007 - 16:37
 
ironico frizzante vitale è stupendo !
utente anonimo

#58   09 Novembre 2007 - 10:35
 
chi è l'autore di questo "Lezione di tango raccontate da una principiante ?". Per piacere scrive da dios....perchè non pubblica ? Andrebbe a ruba !
Simona
utente anonimo

#59   09 Novembre 2007 - 11:54
 
ma c'est moi, l'autrice. allora principiante, ora principiante attempata, ma sono sempre io... qualcuno vuol forse pubblicarmi? si gradirebbe una mirada....
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#60   20 Marzo 2008 - 16:03
 
ecco cosa intendeva il signore sabaudo, nell'indirizzarmi qui..
mi piace molto il tuo racconto sui primi passi :-)
non ci avevo mai pensato, ma è vero che poi, di passi, se ne fanno ben più di otto, e a qualcuno basterebbero forse per arrivare tranquillamente fino a B.A.
(recentemente, dalla fàrola, non c'era un post sulle invenzioni folli? c'era anche il contapassi, mi pare!)
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