...mangino brioches...

il cuore ha piu' stanze d'un casino
mercoledì, 26 ottobre 2005

TRISPITI (lost in traslation 1)

 

trìspiti incasellati, vanamente

 Mia madre lo chiamava “trìspito”.
Qualsiasi cosa s’annunciasse difficile da ricordare, o da descrivere. Qualsiasi cosa fosse chiaramente impossibile. Una fragola d’inverno (ché allora non esistevano i fragoloni ormonali e perenni), un politico senza bugie, un gatto con due teste. Ma soprattutto le cose perdute, le cose che si smarrivano – telefoni, chiavi, anelli – nell’eterno tramestìo d’oggetti della vita, ed era come se perdessero anche il nome, trasformandosi in trìspiti viaggiatori, capaci di percorrere anche grandi distanze nello spazio e nel tempo, avanzando a testa bassa controcorrente nei corridoi, tra gli scaffali, lungo anni bisestili, sotto tavoli sedie e stagioni.

 “Guarda, era qua il trìspito” mi diceva di colpo, estraendo uno sciammisso color caffè freddo da una balla di borse di plastica: il trìspito aveva navigato, per suo conto, diversi anni, sottraendosi alla sua natura di sciammisso, e soprattutto alla nostra volontà di sciammisso.

 Oppure eravamo noi a esclamare, sopraffatti: “Mamma, il trìspito!”, e sollevavamo un pistarangio ch’era finito, non si sa come, non si sa quando, nella cassetta delle arance vaniglia (aveva segrete affinità con gli agrumi, io sospetto, e, invece che al disordine, aveva obbedito a un intimo bisogno d’ordine e di raziocinio).

 Una volta, mentre la banda passava dietro alla processione e io temevo segretamente il basso-tuba (ero convinta ch’avrebbe inghiottito il mondo, prima o poi), lei se ne accorse – fiutava la paura nell’aria come un fumo nero, come un odore di tartufo – e mi disse: “Non fare la scema, quel trìspito non può farti nulla”.
 E una volta mi raccontò d’un tale, uno col malocchio, che la “guardava male. Uno strascinafacendi, uno scugghiabuffi. Ma, in effetti, un trìspito”. Senza dubbio.

 “Ma com’era, questo trìspito?” si sollevava, raramente, mio padre, ch’era uomo d’archivi e casellari, e infatti s’era ritagliato una porzione di casa perfettamente nitida, un occhio nel ciclone, resistente e impermeabile al caos di trìspiti che migravano tra le pareti e i giorni. “Mediòcolo” diceva in genere lei, dopo una profonda riflessione, scuotendo un poco la testa.
 “Ah, mediòcolo” annuiva quell’uomo d’ordine, sconfitto da subito.
“Ma di che colore?” tentava a volte, aristotelico.
 Lei storceva la bocca – che i colori sono tutti un po’ trìspiti, a guardarli – e gli faceva: “Scipitàgnolo”.
Lui comprendeva che non c’era traduzione, fra i loro mondi, e richiudeva sollecito la porta.

 Trovammo e perdemmo, negli anni, centinaia di trìspiti, senza poter arrivare a un inventario sufficiente della nostra vita, e nemmeno dei nomi che avevamo a disposizione per definirla.
 Oggi guardo la casa vuota, sempre più fredda, e scopro che nomi invisibili si sono andati raccogliendo nelle intercapedini, tra gli infissi, lungo le modanature, sotto il battiscopa. Ci passo in mezzo, li sento sussurrare, per nessuno.

postato da manginobrioches alle ore 09:36 | Permalink | commenti (46) / commenti (46) (pop-up)
categoria: lost in traslation



Commenti
#1   26 Ottobre 2005 - 09:51
 
un lessico familiare mediterraneo e caldo.
Ci sono, per ciascheduno, parole così legate alle persone, che diventano le persone stesse.
Non c'è poetica più alta che tradurre il mondo in linguaggi nuovi (ma le parole non sussurrano mai per "nessuno", c'è sempre qualcuno ad ascoltarle. Le parole)
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#2   26 Ottobre 2005 - 10:42
 
:) splendido!
per mia nonna il trìspito e qualcosa di ingombrante e inutile... frase preferita: leva 'ddu trispitu 'i ddocu!!! :-)
splash!
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#3   26 Ottobre 2005 - 11:46
 
come si fa a riprodurre il suono delle mani che applaudono con le parole? ;)
utente anonimo

#4   26 Ottobre 2005 - 11:53
 
"Per nessuno"? Non è vero.
:-*
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#5   26 Ottobre 2005 - 12:05
 
che alcune parole siano indissolubilmente intrecciate si vede benissimo: è difficile immaginare uno strascinafacendi che non sia anche un po' scipitagnolo.
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#6   26 Ottobre 2005 - 12:07
 
(tra l'altro 'strascinafacendi' è una delle parole più densamente sinestetiche che ho sentito negli ultimi tempi)
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#7   26 Ottobre 2005 - 12:42
 
(la lettura di trìspito mi ha fatto sollevare dalla sedia - sono a casa, affaccendata nelle pulizie prima di scappare in ufficio - per toglierne un paio da una poltrona dove li avevo poggiati per pulire meglio).
No, anche a casa mia il trìspito era (è?), al contrario, non una cosa sparita ma una messa in mezzo... o qualcosa di poco solido... un tavolino sbilenco, un accrocchio altrimenti indescrivibile, una... insomma, una parola magica davvero.
Sussurrano per te, i nomi, brioche... e tu ne riporti la voce, ridando loro vita.

(a proposito di sussurri... trovo il color caffè freddo assolutamente irresistibile)
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#8   26 Ottobre 2005 - 13:12
 
Herr Effe, sono tutto quello che abbiamo, le parole (nomina nuda tenemus...). Però a volte sì, parlano da sole. A casa mia certamente.

cara sirenetta, tua nonna coglieva l'aspetto obiettivamente ingombrante del trispito, che per definizione (cioè, per assenza di definizione) è proprio una cosa che sta dove non dovrebbe, un migrante casalingo.

anonimo, clap clap clap nei fumetti funziona... (ma qui siam su a millettré, certo).

Cara Placida, certo, poi noi parliamo del loro non parlare, o parliamo del tacere di certi luoghi. Ma tu sai.

residuodimmagine, ammetto che "strascinafacendi" è una delle mie parole preferite. per giunta, delinea un tipo umano in modo assolutamente scultoreo e inappellabile. (e sì, è anche saporita)

riccionascosto, non oso nemmeno enumerare la quantità di trispiti che persiste nelle mie stanze, per ora e forse per sempre. quindi ti capisco. (il color caffé freddo è il motivo, secondo me, per cui quel trispito era sparito. un ottimo motivo)(ma a casa mia si sono sempre usati nomi molto... pittoreschi, per i colori. si sa, i colori sono assolutamente soggettivi e proiettivi.




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#9   26 Ottobre 2005 - 14:11
 
poi c'è il color caffé freddo zuccherato e il color caffé freddo amaro.
Che i colori hano sapore, come le parole.
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#10   26 Ottobre 2005 - 14:36
 
(e c'é anche il caffè freddo macchiato... amaro, of certo, ché il latte è già zuccherato di suo. Ma non mettiamo troppi accenti sul caffè, che mi innervosisco ;))

si sa, i colori sono assolutamente soggettivi e proiettivi

Per una come me, cresciuta tra stoffe e colori, a discutere per ore con mio padre sulla possibilità o meno di accostare due neri (o due rossi che "virano", Dio non voglia), non c'è niente di più vero. Ancora oggi mio marito inorridisce vedendomi spogliare, già vestita di tutto punto, perché due sfumature, che lui considera un unico colore (non distingue un beige da un guscio d'uovo, e il biscotto bruciato per lui è solo una cosa immangiabile), per me fanno a pugni...
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#11   26 Ottobre 2005 - 15:27
 
Che ancora qualcuno li senta sussurrare è l'unica cosa importante. E ovviamente che abbia la profondità e la capacità di perpetrarne il suono di amplificare quel sussurro e tutto quello che c'è dietro. Grazie
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#12   26 Ottobre 2005 - 17:21
 
molto, ma molto bello
un narrare originalissimo
devo recuperare, distratta che sono
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#13   26 Ottobre 2005 - 18:15
 
ci sono parole che solo la terra riconosce. L'aria e la luce le creano e la fantasia le legge..... la cosa srana è che le riconosciamo tutti.... che trispito...
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#14   26 Ottobre 2005 - 19:03
 
fra le cose che mi colpirono la prima volta che venni in Sicilia,
una fu l'abitudine che avete tutti
-grandi e piccini, uomini e donne-
dell'uso di vezzeggiativi
anche quando parlate di cose serie.
Mi parve che si materializzassero,
si oralizzassero,seguendo percorsi che esulano da iter liguistici canonici.
Che anzi nascessero per mitigare
il duro accrescitivo della realtà.
Mi parve che fossero disseminati
negli anfratti più reconditi sì
-intercapedini...modanature...
"fichidigna"...brioche nella granita-
pronti ad essere usati per dare
"unicità" ad una e sola persona piuttosto che a tal'altra.
Mi parve che fossero beni di famiglia
-realmente preziosi, di alpaca
o trispìti che siano-
da ereditare, da tramandare,
da ascoltare...

...c'è sempre un "ulisse". bisous




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#15   26 Ottobre 2005 - 19:56
 
Ci ho un sospetto terribbolo:
quindi per cui ve lo confido inseparata sede atque in "camera caritatis,(amen)", cioè io vo sospettando in manera astuta vuoi infida o diffidenta, però, forse, ma inconcludente (mai se sape, tuttavia),
che cioè i trispiti sieno na forma di Trifidi ovvero esseri astrali schifusi ka se manifestano sotto misteriuso aspetto vuoi sembianze pure insospettabili, tipo l'imbuto della sora Pina o la sciarpa del povero Ernesto.
Per quanto apparentemente inoffensivi chisti trispiti poi noturnamente, preferibbilmente, t'inculano a raffica, (mi si scusi il termine significattivo), ka il pericolo è presente e imminente in ogni casa o domicilio, seppur coatto, ove uno poi la matina se truova ka ci hanno frecato il caffè la cafettiera o vummulo co u vinu a cammisa il paletot spigato del povero Zarrino, pure, (ma la zia Ernesta mai la frecano quella ce la tenimmo ad sempiternum ka è bbrutta come la notte)
ed i trisipi o trifidi incombono e Alì Berlù ce rubba tutto ca è trifido pure lui, stu fetente.
Ecco.

mi firmo
MarioB.
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#16   26 Ottobre 2005 - 22:22
 
MarioB. Alì Berlù è un trìnfido, stròlico, mediòcolo e scòncico. Si meriterebbe un attacco di trispiti veramente incazzati, di notte, quando parlano tra loro e si fanno il caffè e si mangiano la pastececi avanzata, o le sarde a beccafico, o la caponatina, in cucina. Ma i trispiti non sono cattivi, vivono con noi, ci vogliono pure bene (ma a zia Ernesta no, quella no, nemmeno loro la vogliono).

cara madeinfranca, è vero: qui la vita ce la parliamo tutta. Ma se non la zuccheriamo così, non ci scende, nella gola, amara com'è... (bisous toujours)

palommé, le parole sono cose. con angoli, facce, colori: come i trìspiti.

EvaCarriego, nell'isola del piede sinistro come si chiamano i trìspiti?

fuoridaidenti, certe volte fanno così tanto rumore che gli lancio una scarpa, e loro starnazzano e volano un poco più in là...

riccionascosto, è ufficiale: ti invidio moltissimo. io vengo da una famiglia di miopi mezzi daltonici e con abitudini d'autarchia linguistica, quindi non so niente dei colori, li chiamo con nomi inventati, e forse me ne invento pure qualcuno. color biscotto bruciato mi sembra un'invenzione da Nobel (e mi piacerebbe averci un taierino, pure, diquel colore lì).

Herr Effe, i colori sono anche parole: le papille li registrano senza scampo.







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#17   26 Ottobre 2005 - 22:26
 
(come le pupille, peraltro)
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#18   26 Ottobre 2005 - 22:41
 
per favore mi aggiorni Wikipedia Sicula allora?
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#19   27 Ottobre 2005 - 09:05
 
E' una delle pagine più belle che abbia letto nelle ultime settimane. Mi ricorda cosa di casa, ma soprattutto un mondo femminile che organizza la realtà in maniera che, anche se non si capisce, risulta inoppugnabile. Quando tuo padre chiede informazioni di dettaglio su un Trispito e tua madre risponde, "mah colore trispito", non n'è poi reazione tipo "ma che colore ha il trispitooo?". Si accetta la divisione del mondo di una donna che sente la minaccia nell'aria e protegge una bambina in processione. C'è moltissima mia Sicilia, in questo pezzo.
Inoltre, cosa tipica che viene dritta dall'ntichità, questa visione animista delle "cose", che possono prendere e camminare, nascondersi e non farsi trovare. Ci vuole quindi una strega, una maga. Le capofamiglia: le donne, appunto, in Sicilia.
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#20   27 Ottobre 2005 - 09:05
 
(ma qui siam su a millettré, certo).
ehm...non ho capito...scusa
utente anonimo

#21   27 Ottobre 2005 - 09:21
 
nomdart, strepitosa, la wikisicula! aggiorno subito con "trispito" (che però, ti rendi conto quanto sia anti-enciclopedico?)

magica missy, tu sai bene che sono le donne, qui, a dialogare con le cose, dio, le anime: tengono i rapporti tra i mondi, chiudono le porte, di sera, e le riaprono al mattino. proteggono almeno quanto minacciano. e comandano, sì, dal loro ultimo gradino. (che fardello, questa sicilia: si potrebbe farne a meno?)

comecyrano, ho detto: trìspito.

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#22   27 Ottobre 2005 - 09:58
 
quanti lessici familiari parlano per nessuno, in fondo questo trìspito, come il sarchiapone, è un topos senza patria, credo che i post come questo, sospesi tra passato guardato con occhi lontani e presente benevolo e indulgente, abbiano un colore, ma non riesco a discernerlo nel guazzabuglio del presente, un saluto NM
utente anonimo

#23   27 Ottobre 2005 - 11:19
 
Appropriazione indebita di trispito!
Caspita, oh,
mica solo la donne trispitano,
ooooh, ci mancherebbe!
Guardate che faccio fuoco e faville e mi trasformo in trispito seduta stante anche che tengo influenza schifosa e ve la passo, orca.
Poiché mio padre in persona medesimo trispiteggiava come un pazzo e pure suo fratello, nonché amatissimo zio mio Cirillo, che i trispiti le/li disegnava, ogni dì, cioè, si fa per dire, ci avevano la fantasia affabulatoria trispitante ovvero ka si inventavano cacate lunatiche notte e giorno, però lavoravano.
Perchè havvi pregiudizio diffuso ka se un tal trispiteggia poi mostra vezzi o segni di sciammannato, disoccupato cronico, cazzoneria permanente.
Io invece testimonio ka non è così.
Vado al fornello e metto la mano sul fuoco qual novello Orazio Coclite o cazzoneso, quello lì, ecco: Muzio Scevola Trispito,proprio lui.

Mario Scevola
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#24   27 Ottobre 2005 - 13:45
 
A mmìa stu picciotto Mario mi fa mòrrere... pare ca u fa apposta invece proprio accussì iè!!! Un vasuni ci rassi.
:-))
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#25   27 Ottobre 2005 - 15:19
 
"su nichèle"
es: jùchemi su nichèle de tziu Nichele ca deppo nichèlare
(approssimativamente: portami il coso del signor Coso perchè devo cosare)
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#26   27 Ottobre 2005 - 16:03
 
...e a volte ci attirano nelle loro spirali ipnotiche le parole, soprattutto quelle più rare e familiari, e ci lasciano percorrere anche grandi distanze nello spazio e nel tempo, avanzando a testa bassa controcorrente nei corridoi, tra gli scaffali, lungo anni bisestili, sotto tavoli sedie e stagioni, fino a che io mi trovo tra le mura di casa tua, come fosse casa mia (spero solo che tu non chiami subito la polizia, e mi lasci spiegare che caspita ci fa questo tríspito in casa tua).
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#27   27 Ottobre 2005 - 19:19
 
Scusa Anna,
non ricordo più il nome del pittore che fece il bell'acquerello soprastante, grazie
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#28   27 Ottobre 2005 - 19:51
 
Grazie dei tuoi passaggi, appena starò meglio tornerò a leggerti.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente setteparole

#29   27 Ottobre 2005 - 20:28
 
Perdo colpi. Ma tornerò tra i più. a presto
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#30   27 Ottobre 2005 - 21:49
 
Invece Teresa per tutta la vita aveva cercato tirillò e trabacchìni. "...della nena, questo è un busillis!" esclamava quando i tirillò non venivano fuori.
Ancora oggi, nella nostra casa toscana, risuonano tirillò e busillis tra i tovaglioli piegati della vecchia credenza, le lenzuola di lino ruvido, i cespi di lattuga dell'orto...
Teresa era un vero spasso, convinta di essere capita, quando si affannava nel suo linguaggio "strettamente confidenziale"

Brioche, non finisci mai di stupirmi...
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#31   28 Ottobre 2005 - 09:02
 
NM, credo che quel colore sia il color trìspito...

Marius, darei qualsiasi cosa per vedere un disegno di trìspito dal tuo zio trispiteggiatore indomito. Che le donne trispiteggino, si sa da sempre (anche Eva, quando passò ad Adamo la mela, gli disse: 'ssaggia un po' questo trìspito...), ma gli uomini... gli uomini no, che diamine. Gli uomini hanno inventato i vocabolari, le tassonomie, le tassidermie, i casellari giudiziari e le caselle postali. (il pittore è Pedro Cano, acquerellatore pieno d'acque, molto versato nei trìspiti senza nome)(ma gli acquarelli spesso rifiutano nomi e persino cose: dipingono luci d'acqua)(tranne i tuoi, è vero, che sono magnetici e pieni di magma)

missy, ssu' mmerita propio, ssu' vasu.

Eva, il coso del signor coso mi fa pensare malissimo. però nichelare è bellissimo.

aitan, non preoccuparti: c'è un tale traffico di trìspiti che potremmo metterci anni, ad accorgerci di te... (e poi da noi la polizia non si usa...)

setteparole, non farmi preoccupare adesso. baci

Giocatore, ehm... tornare tra i più non mi sembra un'idea proprio buona buona. Io, quando posso, torno tra i meno. a presto

oh elis, che meraviglia tirillò e busillis, e che eredità, sa sanno pure di lavanda e legno vecchio. sono quelle, le cose che uno si porta davanti al plotone d'esecuzione.







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#32   28 Ottobre 2005 - 09:32
 
- Viva il trispito! Trispito libero!
Furono le sue ultime parole.
Con un rumore di graandine, il plotone sforellò il corpo suo di piccoli braci tonde e rosse.
Il corpo restò come sorperso, e non sanguinò subito.
L'ultima cosa che vide, ma già tra le oscurità, fu un trispito bianco-luna e caldo-sole che lo prendeva tra le braccia.
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#33   28 Ottobre 2005 - 09:39
 
Herr, questo commento è flaubertiano, a dir poco. Mi ricorda Félicité, e la sua morte coronata da quel trìspito di pappagallo (e stiamo attenti che non sia profetico,e di là c'attenda davvero, quel trìspito solelunare).
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#34   28 Ottobre 2005 - 10:15
 
che avrebbe sfoderato un "trispito" di ragioni per rimpiangere la vostra bella terra, da lei lasciata, col matrimonio nordista; cucinava una succulenta "'mpanata' di agnello (la conosci? e una pasta con le sarde da far resuscitare un morto... un affettuoso abbraccio, g***
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#35   28 Ottobre 2005 - 10:25
 
il commento che mi è riuscito a metà, iniziava con: "ho avuto una splendida nonna ragusana..."
misteri di splinder?
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#36   28 Ottobre 2005 - 10:48
 
beh, Gardenia, anche splinder è un dannato trìspito, a volte. No, non conosco la "mpanata" di agnello (che mi sembra proprio proprio ragusana, di quella parte di Sicilia dove di certo ci sono ancora le vacche del Sole e le greggi nuotano nell'oro), ma conosco le nonne del Sud, e i loro poteri. un abbraccio
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#37   29 Ottobre 2005 - 13:24
 
Bellissimo.
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#38   29 Ottobre 2005 - 18:54
 
trispiti camaleonti e nomadi... vivono fra monologhi e dialoghi, fra formule e fabule: hanno cugini padani, ne son sicura.
C'è un Bestiario di entità onnipresenti e dialettali che devo farti avere, in qualche modo :)
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#39   29 Ottobre 2005 - 20:58
 
grazie anfiosso(gli anfiossi ammirano i trìspiti? mi pare corretto).

Col, non vedo l'ora di scambi linguistici: il trìspito è poliglotta, ecumenico, babelico.
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#40   29 Ottobre 2005 - 20:58
 
Ma a parte la bellezza: ci vuole del coraggio, per ragionare di trìspiti e dar loro la consistenza che hanno, di cose definitissime e ricercate. Proprio del coraggio. E vale il primo (la prima) che se l'è dato, gli altri dopo è facile, tutti quanti a ricordarsi, pure io mi ricordo adesso, ma perché ho letto qui mica per niente, e adesso la caccia al trìspito no, e se no...
utente anonimo

#41   29 Ottobre 2005 - 20:59
 
(ero io, untitled io, ciao)
utente anonimo

#42   30 Ottobre 2005 - 10:35
 
ciao untitled. e comunque qui è (anche) così: un trovarobato senza fine. basta vedere in un angolo qualcosa, e poi lo vedono tutti. (però di Unts mi piace questo: come ribalta tutte le cose, le vede da un punto di vista che nessuno aveva visto, prima, e nemmeno puntato)
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#43   30 Ottobre 2005 - 19:42
 
è una Historia de cronopios y fama dall'altro capo del pianeta.
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#44   31 Ottobre 2005 - 00:49
 
Ebbene sì: siamo una famiglia di cronopios. Ho fatto outing, alla salute di Cortazàr...
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#45   01 Novembre 2005 - 09:39
 




...... riporta alla memoria l'odradeck di kafka... ciao
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#46   18 Marzo 2008 - 20:26
 
ciao brioscia,
oggi è giorno di balzi, e la bomba che esplose fu effe :-)
pochi giorni fa mi ricordava le tue lezioni di tango, e io: "appena riesco vado anche da lei, sicuro!"
e passare ero passato, via fàrola o altra vals, ma sempre di corsa.
ma oggi è giorno di balzi, e arrivo via aculeiNascosti e trìspiti :-)
Hahahahaaaaaa, che bella cosa hai scritto.. 3 anni fa (e questa è una gran figata, poter retroleggere) si può addottare la parola? ché di un termine così ci sarebbe gran bisogno a casa mia.
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