...mangino brioches...

il cuore ha piu' stanze d'un casino
lunedì, 20 luglio 2009

LA DISTANZA DELLA LUNA



  Io me lo ricordo bene, quel 20 luglio 1969.
Sbarcammo sulla luna già dalla mattina, al mare. La luna era un’impronta di sale vecchio, un osso di seppia, un muro a calce dell’estate interminabile (negli anni Sessanta le estati duravano otto o dieci mesi, con molto pane e pomodoro, peruzze e bagnasciuga), e scese a prenderci quasi subito.
  Mamma, donna pratica, ci aveva messo canottiere rigate e cappellini, ma s’era interrotta chiedendosi: ci sarà il sole, sulla luna? Optò per il sì.
  La luna s’era chinata vertiginosamente verso di noi, che pure vivevamo in un mondo abbastanza lento e ruminante e terrestre, ma preparavamo da mesi quello sbarco colossale. I giornali – che pure allora erano anche loro più lenti, con pagine che bastavano per giorni – pubblicavano equazioni d’accelerazione, servizi sui giunti cardanici e biografie degli astronauti come attori del cinema. La luna s’allontanava, così come la conoscevamo, eppure s’avvicinava, magnifico e hollywoodiano corpo celeste fabbricato in America.
  Mamma diresse lo sbarco, che era piuttosto un imbarco, visto che quella luna sembrava proprio una barca gigantesca d’un legno secco ed azzurro: passammo sulla spiaggia, in fila indiana, coi secchielli e le palette (ci chiedevamo: ma ci sarà la terra, sulla luna?) e il cestino della merenda. La luna cominciava con una passerella di assi piccole, un acciottolato di sassi bellissimi, con una risacca leggera di schiume. Perché l’unica cosa che sapevamo con certezza era che sì, il mare c’era, sulla luna. Anzi, i mari. Con nomi poetici come Mare della Tranquillità o Mare della Fecondità. E quindi avevamo i costumini bene allacciati, per farci il primo bagno lunare.
   Sapevamo ogni cosa, della luna: che attirava i lupi, i pesci e le maree. Che gradiva l’argento,che si mangiava i morti. Che aveva una faccia nascosta (ma noi la vedevamo lo stesso, che guardava giù col naso e gli occhi a punta). Che a volte era dipinta di rosso, ed era così enorme che mamma tirava dentro la biancheria, perché non ci cadesse su la polvere lunare. Che arrivava su un carro, ma secondo noi era una barca (infatti era una barca). Che penzolava dai rami, ma anche dal niente. Che a volte si piazzava nel centro esatto dello Stretto, a galleggiare cantandosi incomprensibili canzoni lunari che agitavano i sonni e i pesci. Che ad agosto non se ne andava mai da casa, dove entrava sotto forma di fiumi di latte appiccicoso, latte di mandorla probabilmente. Allora camminavamo con la luna alle caviglie, e poi facevamo storie, prima di dormire, perché non volevamo lavarci i piedi.
Insomma, si trattava solo di salirci sopra, ormai. Camminare sulla luna era normale. Faceva rumore di passerella, e odore di lido e oleandri. Faceva rumore di sandali, e odore di cabine bagnate.
  Facemmo anche il bagno, in un mare a caso che sembrava preciso il nostro: freddo, blu, pieno di correnti, nervoso.
  All’una eravamo a casa per mangiare le penne al sugo.


dedicato alla luna, che non è mai più stata la stessa, dopo.
postato da manginobrioches alle ore 12:59 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: memorabilia, impossibilia, balnearia, croniche familiari



Commenti
#1    20 Luglio 2009 - 17:46
 
Sono rimasto incantato dalla tua luna. Forse non sarà più la stessa di prima, ma tu le hai ridato la sua poesia.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente scudieroJons

#2    22 Luglio 2009 - 15:38
 
che bello questo blog. ma che bello!
ciao
utente anonimo

#3    26 Luglio 2009 - 14:08
 
il numero appena uscito del "compagno segreto" (www.compagnosegreto.it) non ha parole, ma 96 immagini della Luna.
utente anonimo

#4    29 Luglio 2009 - 23:22
 
Anche nei primi anni 70 i nostri viaggi estivi cominciavano con "molto pane e pomodoro, peruzze e bagnasciuga" e terminavano momentaneamente proprio con "le penne al sugo" ma poi continuavano con quelle pennichelle pomeridiane che erano di un sonno così di sasso e profondo che svegliandomi mi sembrava di ritornare dal"centro della terra"

Chissà se i bimbi di oggi viaggiano così. Non esiste fargli pane e pomodoro..... Domani glielo chiedo...

Ciao!

unmarcoognitantodipassaggio
utente anonimo

#5    30 Luglio 2009 - 03:02
 
semplicemente geniale :=)
utente anonimo

#6    03 Agosto 2009 - 09:38
 
la traduzione promessa.

http://lostintranslation3025.wordpress.com/2009/08/03/la-distancia-de-la-luna-manginobrioches/

Metto con stelle le cose che non so, soprattutto la passerella di assi piccole, però queste oggi le sognai (lo ricordai adesso che stavo per postare). Nel sogno pensavo, ah, guarda che erano gli assi! (le asse?, visto che si fanno piccole). Con la luce naturale l'illuminazione si spense
:)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente SiciliaL

#7    12 Agosto 2009 - 21:11
 
forse è per questo che io la trovo così indigesta la luna!...è solo arrabbiata con chi l'ha calpestata.
Però, giuro, non ero io! :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Sinforosa72

Commenti

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Utente: manginobrioches
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